Il momento è ora.

Sono seduta al tavolo di Icaro, il nostro camper, davanti al computer.

Intorno a me sento il canto ritmico dei galli che parlano tra loro, il ronzio degli insetti e il rumore dei teli del pollaio che sventolano; in lontananza gli alberi si muovono con il vento e gli uccelli cantano nel bosco.

È la prima volta da quando siamo arrivati in questo pezzo di terra che mi ritrovo sola, circondata solo da animali e piante, senza il gioioso chiasso dei bambini che giocano (o i pianti di quando qualcuno di loro si è fatto male oppure litiga), senza le risate o le discussioni di adulti che si confrontano di questo oppur di quello.

È spiazzante pensare che per me questo posto è esistito ed è stato vissuto finora come connesso indissolubilmente alle persone che stanno vivendo quest’avventura insieme a me. Senza di loro mi sembra uno spazio diverso.

Già in precedenza mi è capitato di riflettere e di scrivere sul tema della vita comunitaria e della condivisione di tempi e spazi in natura, ma mai come in questo momento mi sento parte di un processo di costruzione di una visione.

Da quando all’alba i galli del pollaio iniziano a cantare e le tende delle nostre case mobili cominciano ad aprirsi, pensieri e azioni s’intrecciano uno con l’altro, creando progetti, opere, avventure, esplorazioni.

In sole due settimane, da quando Nadia e la sua famiglia ci hanno aperto la loro casa come rifugio durante la quarantena, è nato un orto, è stato riparato un forno in terra cruda, al pollaio è stata sistemata la copertura del tetto, sono stati inventati piccoli impianti di raccolta dell’acqua piovana; tutto questo in modo molto spontaneo, senza pensare che in effetti non sappiamo bene quanto potremo restare in questo piccolo paradiso. 

La consapevolezza della nostra situazione di precarietà ha però risvegliato in noi la volontà di costruire e in qualche modo di formalizzare quello che in concreto stiamo già facendo e che vogliamo prosegua nel nostro futuro. Un pensiero è scattato in noi tutti come una necessità: cerchiamo una terra abbastanza grande da ospitare una piccola comunità di famiglie, in modo che possiamo vivere insieme, trovando un giusto equilibrio tra spazio comune e personale.

È stato magico, qualche sera fa, ritrovarci tutti noi adulti in cerchio e comprendere che stiamo macinando la stessa idea, che abbiamo un sogno in comune che ora ha le potenzialità per diventare realtà.

È come se questo tempo e questo spazio ci sia stato offerto per poterci confrontare, teoricamente e praticamente, sul nostro concetto di villaggio, di relazione continua, di interazione quotidiana: quanto ci sentiamo a nostro agio con ciò? Quanto e cosa vogliamo condividere con adulti e bambini? Quali sono i confini entro cui vogliamo mantenere la nostra riservatezza e autonomia? Quanto siamo disposti a offrire e cosa ci aspettiamo dagli altri?

Queste sono solo alcune delle domande che sono convinta siano necessarie per comprendere fino in fondo ciò che ciascuna famiglia vuole e cerca dagli altri.

Siamo solo all’inizio di un processo che richiede chiarezza e trasparenza di intenti.

In queste settimane abbiamo sperimentato il lavoro di squadra come la frustrazione del non sentirsi capiti, il senso del giudizio come quello del conforto, la complicità emotiva come il senso di solitudine, la gioia dello stare insieme e il bisogno di stare in pace con noi stessi.

La costruzione di un gruppo dovrà passare inevitabilmente dalla conoscenza e dall’accettazione di tutti i suoi componenti, dalla comprensione e dall’accordo, dall’ascolto e dall’empatia: sono entusiasta di poter iniziare questo viaggio di scoperta fuori e dentro di me.

Come sempre i bambini sono per me fonte di arricchimento e, guardandoli e vivendo con loro momenti quotidiani, trovo risposte a molte delle domande che riguardano il tema della convivenza.

La tribù delle persone piccole al momento conta dieci elementi, di cinque nazionalità diverse (se consideriamo che due di loro hanno madri italiane e padri  spagnolo e messicano), cinque maschi e cinque femmine,  in una fascia di età che va dai quasi due mesi di June ai nove anni di India, coprendo quasi ogni anno tra i due estremi.

La modalità genuina e sincera dei bambini, la schiettezza e la facilità con cui fanno emergere le loro emozioni, la velocità con cui riescono a perdonare un litigio, e l’istinto che li porta alla ricerca di una condivisione continua mi sta insegnando molto su come vorrei presentare me stessa al gruppo.

Seguendoli in queste settimane come accompagnatrice dei loro processi di apprendimento spontaneo e di inter-relazione,  insieme agli altri genitori, in maniera discreta e il meno possibile invadente, anche se presente, li sto scoprendo e conoscendo per le loro qualità e i loro punti di forza e di debolezza.

Il magnifico trampolino elastico che abbiamo trovato ad aspettarci al nostro arrivo è sempre presente tra i giochi quotidiani, esercizio di equilibrio tra forze, e lavoro di squadra perché tutti riescano a divertirsi.

Potendo ammirare i tanti animali (cavalli, pecore, oche, conigli e i tanti avicoli) che vivono qui e che condividono con noi lo spazio, imparano ogni giorno qualcosa di nuovo sul mondo naturale e sul modo migliore di relazionarsi ad esso.

Dalle loro teste unite sono nati spettacoli di teatro, un piccolo progetto di orto, la costruzione di un rifugio in cima alla collina, la raccolta delle erbe spontanee (Nina e India mangiano quasi tutti i fiori che trovano, confrontandosi sul sapore che hanno), momenti di lettura, mondi magici con pietre veggenti e mille altre avventure.

Poche ore fa abbiamo assistito all’arrivo di un piccolo stormo di rondini, simbolo di una nuova stagione, di un tempo caldo, di fiori e frutti.

La loro amicizia è in continua evoluzione, mai uguale a prima, alla continua scoperta delle tante sfaccettature di cui ognuno di loro è costituito, e in un’incessante ricerca di equilibri mutevoli e momenti di divertimento.

Tra poco tutta la grande famiglia tornerà dalla gita al laghetto qui vicino, pronta a raccontarmi la bella giornata. 

Passo dopo passo, mattone su mattone, daremo vita a una visione che non sarà la mia, o quella di Giulia, o quella di Grant, o quella di Jonny, ma nascerà dall’unione di quelle di tutti, in un collage unico e straordinario.

2 pensieri su “Il momento è ora.”

  1. As usual.. I admire the courage.. openness and spontaneity you share through your words ! You are a Glimmering Star on the dark sky ! 🌟✨🌈🙏
    🍀🌈🙏🙏

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  2. Trovo sempre interessante ed emozionante quello che scrivi Daniela. ..che bella esperienza state vivendo e che bello che la vuoi condividere! Un abbraccio a tutti

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