Step by step

Oggi abbiamo traslocato.

Quando abbiamo comunicato a Federico che avremmo spostato il camper lontano dai nostri amici la reazione è stata tragica, il pianto e le urla sembravano inarrestabili.

Ci sono voluti fatica e lavoro, ma ora siamo qui, tutti soli in una piccola valletta; abbiamo come vicini due enormi querce da sughero, come tappeto di entrata un prato fiorito, e come sottofondo sonoro il canto degli uccelli e il fruscio delle foglie spostate dal vento.

Ci siamo allontanati di ben… 200 metri dal punto in cui eravamo parcheggiati.

Molti saranno meravigliati nel leggere quest’ultima riga, ma in realtà per noi questo piccolo spostamento ha cambiato molte cose.

Da ormai tre settimane stiamo sperimentando la vita comunitaria con altre famiglie, e siamo sempre più convinti di voler costruire la nostra casa in un luogo caldo; il calore che desideriamo non è quello del sole, o delle alte temperature (anche se non li disprezziamo affatto!), ma è quello delle persone che abbiamo intorno, nostre vicine di vita. Troppo spesso abbiamo vissuto la freddezza, la chiusura, l’ostilità, il giudizio, l’isolamento, dalle persone che avevamo intorno e negli ambienti che eravamo soliti vivere.

In queste settimane abbiamo finalmente scoperto la gioia del caldo aiutarsi, del confrontarsi schiettamente e senza mezzi termini, ma sempre con rispetto, come fa Jonny, degli abbracci mattutini di Nadia insieme ai suoi discorsi confusi e ricchi di emotività, della condivisione dei propri talenti quando Ines mi ha mostrato come cucire uno stupendo paio di pantaloni per Pietro utilizzando una vecchia maglietta bucata, del canto e della musica di Anthea e Grant che ci cullano nelle sere stellate mentre si sta per andare a dormire, dell’entusiasmo mattutino di Giulia quando ci racconta le notizie e gli articoli letti durante la notte, del legame che si crea con i bambini e le bambine che diventano tutti figli di uno e dell’altra.

Al contempo non è facile vivere una così intensa vicinanza.

Fino a stamattina il nostro camper distava dai nostri due vicini più prossimi una decina di metri.

Questa così stretta convivenza da un lato ci ha molto unito, portandoci a condividere molti momenti di quotidianità, ma al contempo ha ristretto lo spazio vitale entro cui riposarsi e ritrovare intimità con sé stessi e la propria famiglia a quello compreso tra le mura del camper; trovavo difficile portare la mia attenzione in lavori o studi individuali, sentendo intorno a me una così forte vitalità di persone piccole e grandi che interagivano tra loro.

In più, essendoci posizionati vicino al pollaio e al ripostiglio delle attrezzature agricole, gli animali che condividono liberamente il terreno insieme a noi erano spesso in sosta o in transito intorno a Icaro: polletti e galline stavano accovacciati vicino alle ruote, Chakabum, Maiva o Sua (il mulo e i due cavalli) spesso cercavano di bere dal bidone dell’acqua che utilizziamo per lavare i panni, una coppia di giovani oche, volendo stabilire il loro territorio, scorazzavano qui e là, e cercando di beccare chiunque si metta sulla loro strada, terrorizzavano piccoli e grandi. Anche se questo per noi non risultava essere un grande problema, il nostro cane Vicky era molto infastidita da questa continua invasione nel suo spazio da parte di estranei al branco, facendola scattare all’inseguimento di avicoli ed equini.

Tutto ciò ci ha fatto comprendere come, nella nostra esperienza, sia importante avere, insieme allo spazio collettivo, uno spazio privato abbastanza agevole da potersi riposare e dedicarsi alla solitudine se lo si desidera, e dove potersi ricentrare; ci ha fatto riflettere su come la libertà di uno può interferire con quella di un altro, e come la convivenza e la cooperazione siano possibili solo quando siano stati definiti degli accordi chiari e che rispettino i bisogni di tutti.

Quale sia il giusto equilibrio per il nostro gruppo è impossibile stabilirlo a priori, lo scopriremo vivendo e aggiustando il tiro giorno dopo giorno, calibrandolo sulle vite di ciascuno di noi. Il nostro motto è diventato STEP BY STEP, un passo alla volta.

Qualche giorno fa abbiamo organizzato la prima assemblea, in cui ognuno di noi ha espresso ai componenti del gruppo la sua visione di ciò che vorrebbe costruire insieme agli altri.

Restando su una visione generale del progetto, ognuno ha elencato le sue priorità, i suoi sogni e bisogni, le sue speranze e ambizioni.

Fiducia, calore, amicizia, natura, progettualità, auto-responsabilizzazione, organizzazione, leggerezza, auto-sostentamento, solidarietà, auto-determinazione, sono solo alcune delle parole che ho nel cuore in ricordo di quanto detto.

Domani in mattinata ci aspetta una terra, legata a una storia che sembra una fiaba, che assomiglia a un sogno. Prima di raccontarla voglio vedere come va a finire. I protagonisti sono una donna d’affari che vuole cambiare vita e un gruppo di rivoluzionari che, mentre il mondo chiama l’isolamento, chiamano all’unione. Chissà quale sarà il lieto-fine di questa nostra storia, intanto ne scriviamo le pagine del libro, un passo alla volta.

3 pensieri su “Step by step”

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