Odemira: INSIEME

Questo periodo storico ci sta insegnando che il controllo sulle nostre vite è illusorio e che le certezze su cui basiamo la nostra quotidianità possono essere ribaltate in un attimo da eventi che noi non possiamo prevedere.

Quello che ci è successo negli ultimi tre giorni ce lo ha confermato.

Tre giorni che ci sono sembrati tre mesi.

È martedì e sono sul camper a pubblicare il mio ultimo articolo, in cui come frase conclusiva racconto di come abbiamo trovato un rifugio accogliente per il periodo di quarantena scattato anche in Portogallo. Spengo il computer, lo metto nell’armadietto e raggiungo gli amici che parlano fuori dal camper di Giulia e di sua figlia India. Noto che Jonny parla al telefono nervosamente e anche i visi degli altri compagni di viaggio sono tutt’altro che rilassati; Tomas si avvicina e mi sussurra: “Il patto con i proprietari della terra è saltato, dobbiamo trovarci un altro posto dove stare”.

Non è una buona notizia. L’ordinanza per lo stato di emergenza secondo la quale tutti i camperisti non residenti hanno il divieto di sostare su luoghi pubblici è in essere già da una settimana, e venerdì la polizia comincerà ad applicare sanzioni, denunce e rimpatri forzati per chiunque venga colto a violare le regole prestabilite.

Lo stato portoghese offre la possibilità del rimpatrio volontario o dell’auto-quarantena in terreni, case o appartamenti in affitto o di proprietà. 

Scartiamo subito l’idea del rimpatrio. Siamo tutti coscienti del fatto che ci troveremmo in una situazione ancora più esposta, non avendo una “dimora fissa” come prevede lo stato italiano. Decidiamo di evitare di metterci in una casa, in cui gli spazi limitati e l’impossibilità di stare all’aperto renderebbe difficile la gestione di otto bambini, oltre che scatenare tra gli adulti tensioni e litigi.

Ci concentriamo sull’unica scelta rimasta: trovare un terreno in cui parcheggiare i nostri camper e vivere insieme per i prossimi mesi.

INSIEME. Questa è stata implicitamente una delle priorità che la maggior parte di noi ha sentito necessaria. 

Non è già abbastanza dura la condizione di isolamento dal resto del mondo per evitare la diffusione del virus? Non è abbastanza deteriorante il pensiero e la preoccupazione di ammalarsi? Perché avremmo dovuto rinunciare a una quotidianità di condivisione, per grandi e piccini tanto nutriente, soprattutto in questo momento?

E così è iniziata la ricerca: telefonate, messaggi, iscrizione a gruppi WhatsApp e a pagine di Facebook, per contattare il maggior numero di persone possibili che potessero proporci una buona sistemazione; ore di attesa sperando in una risposta positiva, chilometri macinati per visitare i vari siti disponibili, estenuanti contrattazioni sul prezzo di affitto, notti insonni varando la possibilità di andare a nasconderci in qualche bosco nelle montagne dell’entroterra.

INSIEME. 

Anche se ci sentiamo dire da più parti che è improbabile trovare una sistemazione in cui ci possano accogliere tutti, l’imperativo di tre famiglie, su cinque che siamo, è INSIEME.

Javi e Lucrezia, una giovane coppia di amici, trovano una buona sistemazione in un terreno messo a disposizione da un portoghese della zona, e ci salutano.

Anthea, Grant e il piccolo Lorcan decidono di allontanarsi fisicamente dal gruppo per pensare lucidamente e capire quali sono le loro priorità.

La sera di mercoledì è giunta, anche l’ultima persona contattata non ci offre una proposta valida, andiamo dormire sapendo che l’indomani sarà il giorno in cui le nostre sorti si decideranno.

Ci alziamo il mattino seguente tesi e preoccupati. Nella lunga notte passata a pensare ho realizzato che voglio scartare l’idea di nasconderci nelle montagne, e sembra che anche gli altri siano d’accordo; ci focalizziamo quindi sulla prossima persona da chiamare.

Salta fuori il nome di Nadia, una donna tedesca che vive con i suoi due figli e il suo compagno in un terreno vicino a Odemira, una cittadina a circa due ore a nord di Lagos. Ines, Jonny e i loro bimbi li hanno conosciuti pochi mesi fa durante la ricerca di comunità di famiglie nel sud del Portogallo.

Ines si allontana per chiamarla e quando torna ci guarda con un sorriso: lei e la sua famiglia ci accoglieranno con gioia e condivideranno con noi il grande terreno di cui dispongono, che hanno preso in affitto un anno fa con altre famiglie, le quali però, una dopo l’altra, hanno deciso di riprendere la vita nomade, lasciandoli soli in uno spazio immenso. 

Il tempo di radunare bambini e cani, salire ognuno sul proprio camper, e partiamo.

Durante il viaggio ancora non ci possiamo credere, e nonostante Ines ci abbia assicurato che sia una delle soluzioni migliori che avessimo potuto trovare, siamo ancora tesi.

Quando giungiamo a destinazione comprendiamo le rassicurazioni della nostra amica: dopo un breve tragitto su una stretta strada di sterrato nel bosco ecco che si apre davanti a noi una verde radura circondata da colline selvagge, sulla destra scorgiamo la casa mobile di Nadia e famiglia, davanti a noi un grande rudere adibito a pollaio e poco più in alto una roulotte. Scendiamo dal camper increduli e ci accorgiamo che non sono soli, ma che condividono la loro vita con tre cavalli, due pecore, due oche, una famiglia di conigli e una di porcellini d’India, galline e galli di tutte le età, due cani e tre gatti, tutti che girovagano in libertà sui prati assolati.

In un attimo comprendiamo che la vita ci ha donato, dopo momenti di grande difficoltà, la prova che la nostra convinzione e la nostra forma di resistenza nel restare uniti non è stata vana, ma che al contrario ci ha portato nel luogo migliore in cui avremmo potuto essere, INSIEME.

È paradossale per me pensare che proprio in un momento difficile come questo, mi si stia presentando l’occasione di vivere come nelle mie visioni più rosee, con persone a cui voglio bene e con cui condivido un ideale di comunità, circondata dalla natura e dagli animali.

Venerdì mattina mi sveglio, lascio andare il controllo su ciò che non posso prevedere, e mi concentro sulla quotidianità che ho intorno; e quando fatico a farlo guardo i bambini, che mi insegnano il grande valore del vivere nel presente.

Anche Anthea, Grant e Lorcan ci raggiungono nel pomeriggio, pronti per iniziare quest’avventura insieme al gruppo.

Qui e ora siamo felici, condividiamo visioni e nuovi progetti, la cura degli animali e l’accompagnamento dei bambini nella loro crescita. 

Questo ci basta e il futuro si mostrerà quando diventerà il nostro presente.

2 pensieri su “Odemira: INSIEME”

  1. Sono contenta Daniela che abbiate trovato una sistemazione per trascorrere il prossimi mesi in tranquillità e serenità. ..godetevi questa nuova esperienza perché niente succede per caso!!!! Buona continuazione!

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