Il nostro Capo Sud

Siamo in Marocco da venti giorni, e ho ancora l’impressione di avere appena assaggiato l’agrodolce sapore di questo paese.

L’intricato percorso che avevamo ipotizzato prima di partire, come al solito, è stato modificato dagli eventi e si è trasformato strada facendo; l’anello che avremmo voluto percorrere scendendo lungo la costa e risalendo nell’entroterra andando all’estremo est del Marocco si è dimostrato troppo lungo per essere percorso in un mese soltanto, rispettando i ritmi di grandi e piccoli. 

Abbiamo deciso che siamo arrivati al nostro “Capo Sud”.

Per questo giro Taghazout sarà la punta più meridionale su cui soggiorneremo, in una delle spiagge più belle del Marocco, incorniciata da colline sabbiose punteggiate di cactus e cespugli, e da un gruppo di case dai mille colori che si affacciano sul mare. L’oceano qui sembra stare riposando, le sue onde sono sinuose e arrivano sul bagnasciuga dolcemente, la temperatura durante il giorno tocca i 28 gradi.

Il sud del Marocco ci ha accolti con il suo calore e il suo clima secco rinfrescato da una leggere brezza sulla costa, fino a diventare quasi soffocante non appena ci si allontana dal mare. Qui non piove da due anni.

Passeremo qui un paio di giorni prima di cominciare a risalire verso il traghetto che ci riporterà in Spagna, noi quattro.

Da quando abbiamo lasciato Moulay Bouzerktoun abbiamo viaggiato accompagnati da una bellissima famiglia di origini rumene. Ileana e Francesco si sono trasferiti in Italia dalla Romania dopo gli studi universitari, e hanno vissuto in Trentino molti anni mettendo al mondo tre bellissimi figli: Aaron, Petra e Marcus.

Le nostre vite in questo momento sono accomunate da molte situazioni comuni: 

un camper come casa, l’educazione parentale, un blog come diario di bordo e strumento per comunicare la loro avventura (www.iwantmyweekendsback.blogspot.com), l’aver messo in discussione le certezze di una vita per partire verso l’ignoto, verso il presente senza un futuro certo. La loro rotta punta verso la Guinea Bissau, dove Ileana ha dei parenti, così, spontaneamente, abbiamo percorso le tappe di percorso comune insieme.

Quello che mi hanno lasciato nel cuore è la grande genuinità e trasparenza nel raccontarsi, il grande desiderio dei genitori di trasmettere ai loro figli messaggi profondi e valori sinceri, il grande coraggio di fare vincere le potenzialità del viaggio sulle paure che insorgono quando si è quotidianamente fuori dalla propria zona di confort, la semplicità e la gioia con cui i bambini hanno vissuto splendide avventure insieme, la bellezza speciale di ciascuno di loro.

Il sud ci ha stregato.

Abbiamo lasciato un nord che ci appariva caotico e irrequieto per ritrovarci in luoghi dove regnano l’eleganza, la tranquillità, della natura e delle persone che ci abitano.

Dopo aver passato mezza giornata nella turistica Essaouira, che ci ricorda in qualche modo le città andaluse, ci siamo spostati a Sidi Kaouki, località nota per le grandi onde e meta prediletta dai surfisti.

Sulla grande spiaggia bianca, insieme agli sportivi, cavalli e dromedari vengono accompagnati per chilometri e messi a disposizione per chiunque voglia fare una passeggiata sulla loro groppa, in cambio di un corrispettivo monetario o di un baratto. Tomas e Aaron per 50 dirham (circa 5 euro) noleggiano per un’ora un surf a testa, buttandosi in mezzo alle onde e cercando di trovare l’equilibrio sul movimento continuo dell’acqua.

Ci siamo poi spostati su una piccola scogliera a pochi chilometri dal centro abitato, dove abbiamo goduto della natura, abbiamo trovato cozze per prepararci una spaghettata, abbiamo esplorato le piantagioni di argan circostanti, scoprendo il grande valore di questo albero. 

La pianta dell’argan è endemica sul territorio marocchino, e cresce esclusivamente in questo paese: è in grado di resistere a temperature molto elevate, fino a 50 gradi, caratteristica che la rende uno strumento essenziale alla lotta contro la desertificazione del Marocco meridionale.La procedura per estrarre l’olio dai suoi semi ha origini ancestrali: le donne (sono loro che per tradizione tramandano la lavorazione) raccolgono i frutti e li danno da mangiare alle capre, in modo da ammorbidire la pelle coriacea. I noccioli vengono poi recuperati dagli escrementi e lasciati seccare a terra: i gherigli vengono aperti, leggermente tostati, ridotti in poltiglia e pressati. Per produrre un litro di olio sono necessari ben 30 chili di noccioli e 15 ore di lavoro manuale. Oggi si utilizzano anche sistemi più meccanizzati, ma ciò non toglie la grande e faticosa lavorazione che le donne svolgono ancora oggi con le loro mani. Mi accorgo che le donne anche in questo caso sono le custodi dei saperi della natura e dei suoi frutti.

Spingendoci sempre più a sud ecco che siamo entrati nella regione del Souss, e abbiamo scelto come tappe di avventurarci sulle dune desertiche di Tamri e di addentrarci in una valle nell’entroterra di Agadir, chiamata Valle del Paradiso.

Queste due mete ci hanno regalato esperienze significative: abbiamo sperimentato nella nostra bocca la sensazione di disidratazione che brucia la gola e impasta labbra e lingua, abbiamo sentito i nostri piedi sprofondare nella sabbia e annaspare nel cercare di arrivare in cima a una duna che sembra infinita, perdendo la concezione dello spazio e delle distanze, abbiamo compreso l’importanza dell’acqua per le persone qui vedendo i café della valle mettere tavoli e sedie per ospitare i clienti nelle piccole pozze di acqua verdastra che ancora resistono in mezzo alle rocce dopo più di 20 mesi senza una goccia di pioggia.

Abbiamo passato l’ultima sera tutti insieme cenando su una terrazza da cui abbiamo visto un tramonto infuocato tra le rocce, godendoci l’attesa (più di un’ora) per gustare delle deliziose tajine di carne e vegetariane, condite con la cordialità del proprietario e la sapienza dell’esperta cuoca, che ha interrotto il suo lavoro solo al richiamo del muezzin dal minareto, per il momento musulmano della preghiera.

Ci siamo salutati con la certezza di rivederci, chissà dove e quando e a che punto del nostro viaggio.

Ci sono ancora alcune cose che desideriamo vivere prima di dire arrivederci al continente africano, vedremo il nostro viaggio dove ci porterà.

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