Federico ha imparato a leggere?

Periodicamente la mia mamma mi fa questa domanda, curiosa di sapere a che punto sia Federico nell’apprendimento della letto-scrittura.

Se frequentasse una scuola ora probabilmente saprebbe già tutto l’alfabeto, le sillabe, sarebbe già in grado di leggere e scrivere parole semplici, pensieri, piccole frasi. Più il programma di matematica, scienze, inglese, geografia, storia.

Ma non va a scuola.

Federico sa riconoscere e scrivere abbastanza bene le lettere dell’alfabeto, e sta cominciando ora a metterle insieme per formare le parti di una parola.

Federico vive in un camper che sta girando il mondo insieme alla sua famiglia: ogni mattina si sveglia e fuori dalla porta ha un mondo intero da scoprire, mari e laghi, montagne e spiagge, uccelli e bertucce, sassi e argilla, città e deserto.

Il modo in cui è abituato a vivere le ore, i giorni, le settimane, si discosta completamente dal programmato calendario scolastico.

Non ha una routine, fa quello che ha voglia di fare decidendolo estemporaneamente, e molto spesso non sa che giorno sia del mese o della settimana.

Passa giornate intere sulla spiaggia a giocare con gli elementi della natura, costruendo mondi che cambiano in continuazione. In questi giorni sta lavorando al progetto di una barca da fare galleggiare quando torneremo in riva al mare, o sulla riva di qualche lago.

Federico si sta appassionando di fotografia e, dopo aver conosciuto le bertucce nel parco nazionale di Ifrane, in Marocco, mi ha detto che da grande vuole andare a filmare le scimmie nasiche, che ha visto qualche sera fa in un documentario sulla vita intorno all’equatore.

Oggi mi ha detto che da grande vuole costruire una tuta robotica come quella di Ironman (un’altra sua grande passione sono sempre stati i supereroi, e in questo periodo gli Avengers sono oggetto di grande studio e analisi).

Quest’estate vuole assolutamente andare a Londra a vedere alla stazione il binario 9 e ¾, che Harry Potter attraversa ogni anno nei libri di Rowling per raggiungere la scuola di magia di Hogwarts.

Ogni sera, prima di dormire, leggiamo una decina di pagine del libro Il signore degli anelli di Tolkien, abbiamo appena superato la pagina 900 delle circa 1300 dell’intero volume; “Non vedo l’ora di finirlo mamma, così possiamo iniziarlo da capo di nuovo”, mi dice.

In una notte di cielo stellato su una spiaggia andalusa, intorno al fuoco con amici, abbiamo dialogato quasi un’ora dopo che, con una semplicità disarmante, mi ha chiesto: “Mamma, ma come è nata la terra?”

Guardiamo la luna e ne notiamo le maree, osserviamo dove nasce e tramonta il sole per capire da che parte è la Spagna, prossima meta dopo il viaggio in terra africana.

Quando pensa ai suoi amici ha in mente l’Italia, il Portogallo, l’Inghilterra, la Romania, la Spagna, e abbiamo programmato di tracciare una cartina dell’Europa con le foto di tutte le persone care. 

Oggi pomeriggio lui e Pietro hanno giocato con due bambine francesi incontrate qui, nel campeggio dove stiamo passando la notte, per poi domani rimetterci in marcia.

Quando ci chiede del nostro futuro, di dove saremo tra qualche mese, noi gli rispondiamo che sì, passeremo l’estate in Valtellina, terra in cui ha vissuto i primi anni della sua vita e a cui è molto legato, ma che la nostra casa ora è il camper e vedremo con il tempo dove sarà la nostra prossima dimora senza ruote.

La nostra vita è tutt’altro che ordinaria, ma è quello che abbiamo scelto, e che ogni giorno continuiamo a scegliere per noi e i nostri figli.

Nel caos apparente della vita nomade a volte risulta difficile definire lucidamente un percorso, un filo conduttore che unisca i pezzi del viaggio e ne delinei un’evoluzione; ma se si osserva attentamente è sempre presente, ricco di particolari, di salite e discese, di curve e tornanti, di momenti significativi collegati uno all’altro.

Questo vale anche per il percorso di apprendimento di Federico. 

Chi lo sta tracciando? Dove si sta dirigendo? Cosa sta imparando? Lui solo lo sa realmente.

In questi ultimi anni di viaggi abbiamo conosciuto molte famiglie che hanno scelto l’educazione parentale come modalità di istruzione per i propri figli, ognuna di esse con storie e abitudini differenti.

In un momento come questo in cui sento il bisogno di esplicitare a me stessa i valori, gli obiettivi e gli strumenti del percorso di apprendimento dei miei figli, in cui siamo coinvolti tutti come famiglia, mi rendo conto che il controllo è l’ostacolo più grande che come adulti abbiamo il dovere di lasciarci alle spalle.

Se faccio scorrere nella mia testa le parole chiave che mi sono care quando si tratta di apprendimento, mi accorgo che una su tutte voglio che sia il faro che non voglio si spenga mai: la fiducia verso di loro.

Io ho fiducia che i bambini abbiano naturalmente le capacità e le competenze per decidere il loro percorso di apprendimento.

Io ho fiducia che l’apprendimento sia insito nelle persone fin dalla nascita, come strumento innato per comprendere il mondo che li circonda e imparare a viverlo.

Io ho fiducia nel fatto che la motivazione intrinseca sia il più grande motore di ricerca e di crescita per ogni essere umano, e che vada appoggiata e seguita.

Io ho fiducia nel fatto che l’amore incondizionato sia l’unica base sicura che possiamo dare ai nostri figli per accompagnarli e sostenerli lasciandoli liberi di essere loro stessi, senza ricatti, voti, promesse di premi o punizioni.

Io ho fiducia che, se fatto con consapevolezza, accompagnare i propri figli sulla strada che sceglieranno, offrendo loro gli strumenti per crescere in libertà, sia una delle più belle esperienze della vita, nostra e loro.

Stamattina mi sono innervosita.

È da una decina di giorni che abbiamo preso l’abitudine di fare mezzoretta di esercizi sulle sillabe da un libro regalatoci da amici prima di partire, e Federico non voleva tentare quelli un po’ più impegnativi. “Se rimarrai sempre sugli stessi esercizi non riuscirai mai a progredire nella lettura, e come pensi di poter progettare una tuta robotica senza saper leggere?” Gli ho detto io, spazientita e presa dall’ansia delle aspettative e della prestazione. 

Al che, come accade spesso, Federico mi ha dato una delle sue lezioni, con poche semplici parole:” Mamma, prima o poi imparerò”.

3 pensieri su “Federico ha imparato a leggere?”

  1. Complimenti e coraggio, perché non è un sentiero tracciato!!!! Sono mamma di Nino, oggi 11 anni, mai andato a scuola, lui ha imparato a leggere, a modo suo e con il suo tempo e noi abbiamo imparato un nuovo modo di vivere! Abbracci

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