Senza categoria, Vita di comunità

Un’estate alla Ricerca

Dani: “Fede, lo sai che tra un mese torneranno Gio, Vale e Alice qui in Portogallo con noi?”

Fede: “Mamma, tu mi avevi detto che sarebbero tornati in autunno!”

Dani: “Infatti tra un mese starà per iniziare un nuovo autunno.”

Fede: “Davvero?! Questa estate è stata cortissima! Il tempo è passato molto più velocemente rispetto alla scorsa estate, come è possibile!?!”.

Questa è la sensazione che ci accompagna in questa torrida estate portoghese.

Rispetto a un anno fa molte cose sono cambiate: la comodità di una casetta più spaziosa e ombreggiata, il comfort di sentirsi in un territorio familiare, conosciuto conquistato in questi quattordici mesi, un programma di appuntamenti settimanali più ricco, tra i laboratori organizzati all’interno della comunità (tra cui cucito, arte, cucina, officina libera) e i corsi a cui grandi e piccoli partecipano nella vicina cittadina (capoeira e Batucada), la maggiore leggerezza con cui ci muoviamo nella regione algarvense, che stiamo piano piano esplorando.

È un’estate gustosa, di abbondanza, di consolidamento e al contempo di novità, di fuori e dentro, di esplorazione e ricerca.

Il gruppo è unito, vivo, sincero; ogni famiglia coltiva sé stessa e la collettività per come può e sente sia giusto per lei, in cerca di un equilibrio soddisfacente, ognuno cerca di trovare la strada verso i suoi progetti, tutelando allo stesso tempo la dimensione di solidarietà creata finora.

Tutto ciò non è affatto facile, richiede lavoro, impegno, energie, scelte quotidiane e comunicazione assidua; il tanto tempo passato insieme e le numerose attività organizzate e/o frequentate come gruppo, limitano le energie da spendere con altre persone o per passioni personali, con il rischio di sentirsi un po’ stretti, in un mondo piccolo; energie che il caldo della stagione rende già scarse, a causa di temperature che sono arrivate a toccare i quarantacinque gradi.

Penso che siano caratteristiche ben precise, che accomunano tutte le stupende persone con cui sto vivendo qui, i cardini ben saldi che ci permettono di superare ogni difficoltà e, anche dopo tensioni e momenti di debolezza e fragilità, ci fanno tornare alla bellezza, all’empatia, all’affetto che proviamo uno per l’altro. Le caratteristiche di persone in continuo stato di RICERCA.

Le persone in ricerca vivono le discussioni come momento di crescita, si mettono in gioco e sono pronte ad accettare i cambiamenti come parte della vita, accettano l’imprevisto e il rischio nel momento di affrontare scelte grandi e piccole, si sentono libere di cambiare idea e hanno la forza di argomentare le loro decisioni; sono pronte a sbagliare, cadere e rialzarsi.

Io cerco, per quanto posso, di pormi come una persona in Ricerca. A trentacinque anni ho deciso di inseguire il mio progetto di vita, mi sono riscritta all’università e sto mettendo in campo me stessa per evolvere e migliorare, non ho certezze per il mio futuro, ho solo la visione di ciò che vorrei, e questo mi basta. Lo stesso vale per Tomas, che con coraggio sta provando a immaginarsi una nuova vita lavorativa, che coniughi valori, passioni e sostenibilità finanziaria.

Le persone piccole, d’altro canto, sono maestre in questo. Ieri mentre leggevo il libro “I cento linguaggi dei bambini”, sull’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, ho ritrovato la parola Ricerca, spiegata con parole che ho subito sentito mie, e voglio condividere qui.

“Nelle scuole, di solito, il termine ricerca fa riferimento alla raccolta di informazioni e alla compilazione di ciò che è già conosciuto in merito a un determinato argomento. Le emozioni e le esperienze che caratterizzano la cosiddetta ricerca scientifica, quali la curiosità, i dubbi, il non conosciuto, l’errore, la crisi, la teoria e la confusione non fanno parte di solito del lavoro della scuola o della vita quotidiana. Se entrano nel contesto della vita scolastica, essi sono visti come momenti deboli, di fragilità, di incertezza, che devono essere velocemente superati.

Secondo la mia opinione, questo è il motivo per cui le vere innovazioni sono così difficilmente accettate e apprezzate. Esse scuotono le nostre cornici di riferimento perché ci costringono a vedere il mondo attraverso degli occhi nuovi, ci aprono a ciò che è diverso e inaspettato. Troppo spesso noi esseri umani tendiamo ad accettare le cose per come sono, lo status quo, ciò che già conosciamo e che abbiamo già provato, anche se non ne siamo soddisfatti, se questo ci fa sentire sotto pressione, confusi e senza speranza. In questo modo cerchiamo di difendere la nostra normalità, le norme e le regole che già conosciamo, a discapito del nuovo. Tuttavia, solo la ricerca è garantita al fine di condurci verso ciò che è nuovo, di farci andare oltre. Al contrario lo status quo della normalità esclude la possibilità di utilizzare l’approccio della ricerca nella vita di tutti i giorni e, dunque, esclude il dubbio, l’errore, l’incertezza, la curiosità, la meraviglia e lo stupore come valori importanti delle nostre vite quotidiane. La preferenza per lo status quo pone la normalità in contrasto alla ricerca.

PRENDENDO LE DISTANZE DA QUESTA POSIZIONE, NOI VORREMMO, INVECE, PROPORRE IL CONCETTO DI “NORMALITÀ DELLA RICERCA”, CHE DEFINISCE QUEST’ULTIMA COME UN’ATTITUDINE E UN APPROCCIO NELLA VITA QUOTIDIANA, COME UN MODO DI PENSARE A NOI STESSI E PENSARE IN MANIERA CONDIVISA CON GLI ALTRI, UN MODO DI RELAZIONARSI CON LE ALTRE PERSONE, CON IL MONDO CHE CI CIRCONDA E CON LA VITA”.

Invito tutti a riflettere su queste parole, per ripensare alla propria quotidianità e alla propria vita, in questi momenti così unici e di grandi cambiamenti, cambiamenti epocali che toccano tutti noi nei nostri diritti più sacri.

L’autunno sarà una stagione di movimenti, cambiamenti, dinamicità: di idee, progetti e persone. Una volta che Tomas avrà terminato la sua stagione lavorativa potrò prendermi maggiori tempi per me stessa. Ma intanto godiamoci ancora un po’ il frinire delle cicale, le fresche notti stellate e la lentezza invocata da corpi sudati e appiccicaticci.

2 pensieri su “Un’estate alla Ricerca”

  1. Ciao Daniela, nonostante la vostra scelta di vita sia molto differente dalla mia, é per me sempre un piacere leggerti. Trasmetti semplicità, serenità, capacità di mettersi in discussione senza però allontanarsi troppo dai tuoi ideali e dai tuoi valori. Leggervi mi fa immaginare un flusso, un onda che si muove senza lasciar indietro nessuno no.
    Buona continuazione e vi auguro di abbracciare sereni questo autunno.

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    1. Grazie Francesca, sono contenta di trasmettere queste sensazioni positive. Spero sempre di non disegnare una versione edulcorata della nostra vita, di non rappresentandola come la vita dei sogni o perfetta; come tutti i percorsi ci sono alti e bassi, e ognuno ha il suo, che è tracciato dalle scelte che ognuno ritiene più giuste per sè.
      A maggior ragione sono felice di leggere che una persona che fa scelte diverse dalle mie si appassioni e colga il messaggio delle mie parole.
      Ringraziandoti ancora per il tuo commento, auguro anche a te un grande in bocca al lupo per la tua vita.

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