Autocostruzione

Esperimento di autocostruzione – parte 2

Un altro mese è passato dall’inizio dell’opera.

La nostra piccola tana è quasi terminata. 

In poco più di un mese ai muri portanti è stato aggiunto il tetto, il rivestimento allo scheletro dei muri, il tetto del terrazzo, il soppalco, l’impianto elettrico, quello idraulico, e in questo momento stiamo lavorando all’arredamento interno, progettando e costruendo cucina, librerie, armadi, tavoli, aggiustando ed esaminando il lavoro fatto finora e cercando di migliorare ciò che può essere perfezionato.

Ma procediamo con ordine.

Dopo aver fissato le travi portanti del tetto, abbiamo deciso di proseguire subito con la costruzione dello stesso, in modo tale che, se ci fosse stato brutto tempo, ci sarebbe stata una protezione per la struttura sottostante.

Tomas ha progettato una sovrastruttura a quattro strati, spiovente verso la parte posteriore della casa, pendente a sufficienza per fare scorrere l’acqua piovana e riuscire a incanalarla per poterla raccogliere e per fissare i pannelli solari, che saranno rivolti verso sud. 

Il primo strato è composto da assi di legno di pino, che abbiamo acquistato grezze, trattato con olio di lino e messo in squadra in modo che combaciassero e non lasciassero troppi spiragli, essendo comunque consapevoli che il legno muta e cambia durante l’anno e non sarebbe rimasto perfettamente combaciante. Sopra questo strato è stato fissato un materiale isolante termo-riflettente, e sopra questo una copertura di pannelli OSB (anche chiamati pannelli di scaglie orientate). Il tutto è stato coperto da un ultimo strato composto da strisce di Guaina Bituminosa Ardesiata.

Dopo aver completato la parte superiore della casa è iniziato il lavoro di copertura delle pareti: anche in questo caso il progetto ha previsto tre strati di materiali: due strati di legno di pino, all’esterno e all’interno, e in mezzo uno strato di materiale isolante. Anche in questo caso abbiamo deciso di acquistare assi grezze, e questo ha richiesto un grande lavoro di levigatura e di  piallatura. All’esterno le assi sono state fissate orizzontalmente, in modo che si sovrapponessero una sull’altra e rimanessero leggermente inclinate, e fissate solo sulla parte superiore della tavola allo scheletro portante: questo permette al legno di “lavorare” liberamente a seconda della stagione, ritirandosi e seccando con il caldo estivo e primaverile e lasciando traspirare la struttura, e gonfiandosi durante le stagioni più umide e fredde, facendo sì che le tavole si comprimano una contro l’altra, isolando maggiormente l’interno. Le assi all’interno sono state invece posizionate verticalmente, dopo aver fissato il materiale isolante nei riquadri dello scheletro.

Abbiamo posizionato almeno una finestra su ogni parete in modo da permettere all’aria di circolare liberamente durante la torrida estate, e perché desideriamo una casa ben illuminata dal sole e da cui si possa sempre vedere il verde della natura intorno a noi. 

Intanto che montavamo le pareti e verniciavamo tutte le assi dentro e fuori per proteggere il legno e renderlo più durevole, Tomas ha impostato e realizzato tutto l’impianto elettrico; avendo studiato come elettrotecnico e avendo già realizzato impianti elettrici in case e camper prima di ora, non è stato complesso per lui organizzare un impianto sicuro ed efficiente, che collegheremo a dei pannelli solari in modo da essere autosufficienti. Abbiamo anche previsto un’apertura per una futura stufa a legna, che ci procureremo quando ne avremo bisogno, per riscaldarci nel periodo autunno-invernale. Per cucinare useremo fornelli e forno a gas, alimentati da bombole ricaricabili di GPL che si trovano ovunque qui in Portogallo. 

Dopo aver collegato anche i tubi idraulici ai tre rubinetti che abbiamo previsto, due in bagno e uno in cucina, finalmente è arrivato il momento di pensare all’organizzazione interna, che vi spiegherò nel prossimo articolo!

A raccontarvelo ci ho messo poco più di una pagina, ma se penso a quanto lavoro e quante ore di impegno e fatica Tomas ha affrontato in queste settimane, quanti imprevisti, quanti errori da correggere, quanti esperimenti e aggiustamenti in corso d’opera, quante trasferte per comprare e recuperare materiale, io stessa comprendo ancora di più e vorrei comunicare anche a voi la grande mole di lavoro che stiamo svolgendo e che ancora ci aspetta.

Allo stesso tempo, il veder sorgere, a poco a poco, passo dopo passo, una casa che prima era solo una visione immaginaria, è davvero qualcosa di magico, qualcosa di emozionante, una testimonianza della possibilità che ognuno di noi ha nel determinarsi e nel compiere imprese che rafforzano come persone, rendono più consapevoli e coscienti del proprio potere personale, di quanto ogni nostra scelta sia importante, che vale la pena tentare, sbagliare, sperimentare, e che tutto ciò porta sempre a un risultato 

Costruirsi la propria casa dalle fondamenta vuol dire mettervi una parte di noi stessi, fare in modo che sia un estensione di ciò che abbiamo dentro. Non sarà certo la casa migliore del mondo, ma per noi è “il pollaio” (come lo ha definito Tomas) più bello in cui la nostra famiglia possa vivere, perché lo abbiamo fatto con le nostre mani, la nostra mente e il nostro cuore.

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