Autocostruzione, Senza categoria

Esperimento di autocostruzione – parte 1

Voglio fare un chiarimento prima di iniziare a raccontare la prima parte della nostra avventura di progettazione e costruzione di una casetta in legno: il nostro progetto non è la realizzazione di una casa in cui formalmente andremo ad abitare, noi siamo tuttora residenti in Italia, e ciò che stiamo facendo è un esperimento, sul terreno di una persona amica che ci ha gentilmente concesso lo spazio per sperimentarci, e che per noi può essere un progetto pilota per poi realizzare un’abitazione formale in un futuro.

Pertanto ciò a cui miriamo è una costruzione ben strutturata, fatta al meglio delle nostre forze e delle nostre competenze, ma che non tiene conto delle normative vigenti sull’edilizia e che non pretende essere un esempio da seguire per costruire una casa in cui abitare ufficialmente.

La condivisione di questa nostra esperienza vuole essere un segnale, una provocazione, la ricerca di risposte a molte domande che ci siamo posti spesso negli ultimi anni: che cosa è davvero una casa? Che valore ha per ciascuno di noi e quanto è necessario investire per avere un tetto sopra la testa in cui vivere dignitosamente? È possibile, con determinate competenze, creare una struttura che sia autosufficiente dal punta di vista energetico?

Arrivati a un punto delle nostre vite in cui siamo passati da svariate abitazioni di cemento a una casa mobile su quattro ruote, per noi casa vuol dire uno spazio accogliente, fornito dell’essenziale per cibarsi e dormire bene, sufficientemente grande per cui ogni membro della famiglia abbia la possibilità di avere uno spazio per lui e i suoi oggetti personali, ma anche piccolo abbastanza da sentirsi costantemente in comunicazione con il mondo esterno, la natura e le persone che ci circondano.

Abbiamo perciò deciso che la grandezza ideale sarebbe stata dai 30 ai 40 metri quadri, senza muri interni e con un soppalco sopra il quale creare lo spazio personale di Federico e Pietro, ed esternamente una terrazza spaziosa,di circa 15-20 metri quadri. La fase di progettazione ha richiesto molte ore, giorni, di ragionamenti, calcoli, disegni, numeri e lettere scritti e detti uno all’altra tra me e Tomas.

Ci siamo ritrovati con i ruoli naturalmente assegnati: Tomas è il creatore, il progettatore, l’architetto di un’opera che non solo lui ha la capacità di immaginare con grande facilità, ma anche lo spirito pratico per renderla reale. A lui mi sono affidata ciecamente in merito alla scelta del legno, degli strumenti, delle forme e dei procedimenti, esternando la mia opinione se qualcosa non mi era chiaro o avevo delle idee a riguardo. La mia funzione è quella di geometra, (da diplomata in un liceo scientifico per me calcoli geometrici e operazioni sono facili da affrontare) e di organizzatrice dei tempi e degli spazi di lavoro, oltre che di manovalanza e assistenza al mastro carpentiere Tomas.

Dopo avere avuto un progetto chiaro abbiamo iniziato il lavoro pratico. Siamo partiti dalle fondamenta. Il cominciare è stato davvero un tuffo da un alto trampolino. Quando si è sul punto di iniziare una nuova impresa sono necessari coraggio, determinazione e anche una buona dose di umiltà per mettere in conto che probabilmente ci saranno imprevisti e accorgimenti non calcolati. Il primo passo è stato piantare i pali e montare le travi che avrebbero sorretto tutta la casa: essendo una struttura rettangolare la precisione delle angolazioni, più la messa in bolla, sono requisiti fondamentali per poterci costruire sopra una buona muratura; avendo tuttavia a disposizione solo attrezzi non professionali, non è stato affatto semplice, al contempo frustrante e divertente: spostavamo un paletto per aggiustare un angolo, e il lato non era più regolare, raggiustavamo il lato e si sfalsava l’altro angolo. Dopo molti aggiustamenti siamo riusciti a tracciare le cinque file di paletti su cui abbiamo fissato le travi portanti, creando lo scheletro retato su cui abbiamo chiodato assi di legno precedentemente trattate con olio di lino. Anche il pavimento era fatto.

Abbiamo così deciso insieme i punti esatti dove avremmo voluto mettere porta e finestre per poter costruire dei moduli componibili che insieme avrebbero costituito lo scheletro dei muri. Per me è stato un lavoro veloce, in quattro giorni erano già montati, ma mi rendo conto che per Tomas è voluto dire studiare minuziosamente l’organizzazione delle travi per bilanciare il peso del tetto che le mura dovranno sorreggere e per rendere ferma e stabile tutta la casa. Lavorare con un seghetto alternativo per fare tagli di precisione è impegnativo, e ci siamo ritrovati travi oblique e pezzi troppo corti o troppo lunghi da quelli misurati, ma lo avevamo messo in conto e abbiamo smontato e rimontato, tagliato e raddrizzato finché il risultato non è stato per noi soddisfacente. In un pomeriggio abbiamo montato insieme i moduli, fissato tutto con le travi portanti del tetto, e voilà: il nostro progetto stava cominciando a mostrarsi su tre dimensioni, piuttosto che solo nei disegni.

Siamo a buon punto, dopo un mese di lavoro la strada è ancora lunga e sappiamo che incontreremo ostacoli, ma siamo pronti a continuare.

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