Andata e ritorno: tornare a casa per poi tornare a casa.

Seimila chilometri in quaranta giorni: Portogallo – Italia andata e ritorno.

Questo è stato il nostro ultimo viaggio iniziato a metà settembre e terminato pochi giorni fa. Ora che ne scrivo e che ci ripenso, mi convinco che sia stato la cosa migliore da fare, nonostante la sua intensità sotto molti punti di vista; ora che ne scrivo mi rendo conto che se non l’avessimo fatto in questo inizio di autunno probabilmente non saremmo più riusciti a compiere l’impresa con la stessa “leggerezza”, nonostante non sia stato certo una passeggiata.

I continui mutamenti e le sempre nuove ordinanze che i quattro paesi che abbiamo attraversato hanno adottato per affrontare la situazione covid-19 hanno reso frettoloso il nostro viaggio;  l’incertezza sulla situazione reale sulle strade e ai confini ci metteva qualche preoccupazione; durante il nostro soggiorno in Italia abbiamo monitorato costantemente le notizie europee per essere sicuri di riuscire a tornare nella calda Algarve, perché per noi la volontà di continuare la nostra avventura di comunità portoghese era chiara e limpida. Il nostro soggiorno in Italia è stato così solo di una ventina di giorni, il tempo di sbrigare faccende burocratiche impellenti e di dedicare momenti preziosi alle persona care, per imprimerci nella mente e nel cuore nuovi ricordi di affetto e vicinanza emotiva, cosa di cui sentivo il bisogno.

Eccoci tornati al punto di partenza, dopo quasi undici mesi dal giorno in cui abbiamo salutato quella che chiamavamo casa, e che in un certo senso lo rimane ancora e lo rimarrà sempre, per intraprendere il nostro viaggio.

L’Italia ci ha accolti con un inizio di autunno improvvisamente freddo, con le vette delle montagne valtellinesi già innevate, una pioggia persistente e un’aria frizzante a cui il nostro fisico non era più abituato, procurandoci nasi calanti e gole irritate.

Tornare nelle terre natie dopo qualche tempo crea sempre emozioni contrastanti: felicità ed eccitazione al pensiero di rivedere amici e parenti, e al contempo la sensazione che qui il tempo si sia fermato, e l’impressione che in realtà non sia passato che qualche giorno dall’ultimo incontro, dall’ultima chiacchierata, dall’ultimo abbraccio.

Un indizio palese del tempo trascorso lo abbiamo letto su bambini e bambine che abbiamo ritrovato cambiati, cresciuti, evoluti negli sguardi e nel fisico.

Da quando avevamo salutato la nostra famiglia portoghese, i nostri pensieri durante il viaggio verso est erano orientati verso le persone che stavamo per raggiungere. Pur avendo deciso di percorrere i 2500 chilometri che ci separavano dalla Lombardia abbastanza velocemente, abbiamo impiegato due settimane ad attraversare Portogallo, Spagna e Francia, facendo qualche tappa nella Serra De Estrella e nella valle del fiume Duero, prima di raggiungere il confine settentrionale del Portogallo e, una volta entrati nella spagnola Cantabria, godendoci il paesaggio principalmente dal finestrino del nostro Icaro.

Il nord della Spagna ci ha dato un senso di familiarità, regalandoci la vista di immense foreste di conifere, pascoli, ai quali i nostri occhi non erano più abituati, creando un forte contrasto con la grande presenza dell’oceano.

Abbiamo oltrepassato la Francia in un baleno, e attraversando il Piemonte siamo giunti in Lombardia.

Essere di nuovo in Italia è stato come tornare sotto le calde coperte che ti accolgono nei mesi freddi: soffici e accoglienti, rilassanti e rigeneranti.

Rivedere la mia mamma e il mio papà, mia sorella, suo marito Gabriele e le mie due stupende nipotine, è stato come tornare al nido dopo una lunga migrazione; essendo tutti noi consapevoli che il tempo a nostra disposizione non era molto, ci siamo goduti ogni momento per stare insieme e ritrovarci.

Allo stesso modo la famiglia di Tomas ci ha accolto a braccia spalancate, impazienti da molto tempo di rivedere i loro nipoti e di riabbracciare il loro figlio e fratello.

Tra gli appuntamenti obbligatori che ci eravamo prefissati, siamo riusciti a incontrare molti nostri amici, persone importanti con cui abbiamo condiviso un pezzo della nostra vita italiana, e che per noi rimangono persone importanti con cui confrontarci e raccontare le rispettive avventure dell’ultimo anno. Così la prima metà di ottobre era già trascorsa e, un po’ tristi ma al contempo molto risoluti nel voler affrontare le strade che ci avrebbero riportato in Algarve, abbiamo salutato tutti, invitandoli a venirci a trovare in territorio portoghese, e siamo partiti.

Il desiderio di raggiungere i nostri amici si intensificava più ci avvicinavamo, soprattutto nei bambini, che non vedevano l’ora di riprendere la loro vita con i loro coetanei.

Quando il nostro camper ha messo le sue ruote sul terreno a noi tanto familiare, e grandi e piccini ci sono corsi incontro felici, la sensazione e la certezza di essere nel posto giusto e con le persone giuste ha riempito il nostro cuore.

Oggi è il 31 ottobre, esattamente un anno fa ci apprestavamo a partire per la nostra avventura su quattro ruote: con una stupenda luna piena e un fuoco celebrativo festeggeremo tutti insieme l’inizio di una nuova fase del nostro viaggio su sentieri non tracciati.

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