Esame di idoneità e istruzione parentale: il primo anno di apprendimento in famiglia

Agosto è finito in festa.

Pietro ha compiuto quattro anni il 28 di questo mese, e abbiamo celebrato il piccolo ometto tutti insieme come una famiglia, con caccia al tesoro, pignatta, e naturalmente dolciumi e golosità.

Se penso a quando siamo partiti e a come è cambiato il mio cucciolo in questi dieci mesi, a tutte le esperienze fatte e la crescita che ha compiuto, immagino come sarà strano per gli amici e i parenti in Italia rivederlo, e trovarlo in una così grande trasformazione.

Settembre è iniziato carico di eventi importanti e progetti imminenti.

Insieme al programma di partire alla volta dell’Italia, è venuto il momento per Federico di svolgere il famoso “esame di idoneità alla classe II”, che i bambini e le bambine che si avvalgono dell’istruzione parentale sono tenuti a sostenere in una scuola statale, perché vengano esaminati i progressi del suo apprendimento e per verificare che abbia raggiunto i requisiti minimi richiesti per il primo anno di scuola primaria.

Già lo scorso anno avevamo inviato la richiesta per quest’ultimo in una scuola della Val Nervia, in Liguria, in modo che Federico affrontasse questa prova insieme a Nina e Mailo, essendo questa la scuola del loro paese natale e quella in cui avevano inviato la dichiarazione di educazione parentale, programmandola per settembre.

Dopo il periodo di emergenza sanitaria, e il trambusto creatosi anche nelle istituzioni scolastiche, non avevamo avuto nessuna notizia e, a un nostro sollecito, ci era stato intimato di aspettare loro aggiornamenti.

Questi sono arrivati l’ultima settimana di agosto, quando ricevemmo una e-mail che conteneva una proposta formale di svolgimento dell’esame entro il 31 agosto, in presenza.

Sia per noi che per Ines era infattibile, in così poco tempo, organizzare un rientro in Italia e così, dopo colloqui telefonici, invio di documentazioni, e aver interpellato anche l’ambasciata italiana in Portogallo, proprio quando avevamo perso le speranze e ci stavamo già preparando a una corsa contro il tempo, abbiamo ottenuto la possibilità di svolgere l’esame in videoconferenza.

Il 9 Settembre alle ore 11 eccoci all’appuntamento telematico per tutti e tre gli esaminandi: da una parte Federico, Nina e Mailo, tutti in fila sul divanetto del nostro camper, e dall’altra due insegnanti, con un viso sorridente, semicoperto dalla loro mascherina abbassata.

Per circa un’ora, le gentilissime maestre hanno chiesto, a turno, domande molto semplici ai bimbi, cercando di fare loro raccontare qualcosa della loro vita e valutando il grado di lettura e aritmetica.

Se da una parte le insegnanti hanno fatto il possibile per mettere i bambini a loro agio, per questi ultimi la situazione era davvero fuori dall’ordinario: non essendo abituati alla dinamica da interrogazione delle scuole, e complice anche la cattiva connessione che faceva ondeggiare le voci da una parte all’altra della conversazione, i bambini non intendevano fino in fondo le richieste degli insegnanti, erano emozionati e agitati nel dover dimostrare a delle persone sconosciute di sapere le risposte alle loro domande, e il distacco e la freddezza dello schermo non hanno aiutato.

Federico è stato il più timido dei tre e ha faticato molto a controllare l’emozione e a raccontare qualcosa di sé, per dimostrando di saper leggere e fare i conti.

Dopo aver dialogato con ogni bambino per circa venti minuti, le insegnanti avevano ottenuto le informazioni che volevano, notando la facilità con cui scandivano le parole dai libri e l’evidente abitudine a esercitarsi con i numeri: proprio nel momento in cui i piccoli iniziavano a sentirsi a loro agio le maestre li hanno salutati, dopo aver detto loro che erano stati tutti e tre molto bravi.

Era finita.

Finalmente rilassati i bambini uscivano dal camper e iniziavano immediatamente a giocare con la diga, sporcandosi le mani di fango e riprendendo il loro progetto di un villaggio di conigli di argilla che avevano iniziato qualche giorno prima.

Noi adulti non fummo così capaci di scrollarci di dosso l’emozione per l’esperienza a cui eravamo stati partecipi.

Cosa era rimasto alle maestre riguardo ai nostri figli?

Che segno aveva lasciato questa esperienza sui tre esaminati?

Confrontandoci a caldo tra adulti, ci siamo accorti che a noi aveva lasciato parecchio amaro in bocca: un sapore di incompletezza, di non senso, di banalizzazione di un percorso che è durato per tutti un anno di impegno, cambiamenti, evoluzioni, processi e progressi, fatiche e conquiste; la parte più significativa del loro percorso non aveva neanche trovato uno spiraglio di luce per uscire.

Un percorso di apprendimento si misura solo da quante parole sa leggere o da quanto velocemente sa contare fino a 20?

Non fraintendetemi, sono grata alle maestre che, comprendendo la situazione e che i bambini fossero seguiti, hanno reso l’esame una mera formalità, veloce e senza stress per nessuno.

Confesso che una parte del mio disagio è stato dettato anche dalle aspettative che avevo riguardo a quanto Fede era cresciuto ed era in grado di dimostrare; ma era davvero importante per lui dimostrare qualcosa a due sconosciute? Quanto era importante per me? Forse troppo; non avevo fatto i conti con la riservatezza di mio figlio e la sua fatica nel rapportarsi a persone sconosciute, che fa parte del suo carattere e in cui non c’è nulla di sbagliato, e che con il tempo si scioglierà lavorandoci insieme.

Questo esame ha dato così una grande lezione a me, facendomi capire che, avendo scelto la strada dell’istruzione parentale, mi sono presa la responsabilità, insieme a Tomas, di farmi carico dell’istruzione dei miei figli, il che implica anche avere la forza e la flessibilità di giudicare in bene o in male il proprio operato, migliorando sempre e cercando gli strumenti più adatti al nostro percorso, senza cercare approvazione esterna, se non confronti costruttivi.

Ho deciso così di documentare in maniera più dettagliata il percorso individuale di Federico e Pietro, aggiornando periodicamente il diario delle loro scoperte, dei loro interessi, dei loro successi e dei loro vissuti, per poi tracciarne il filo conduttore e creare il curriculum formativo che presenterò al prossimo esame e alle scuole a cui ci rivolgeremo, per ricavarne un reale confronto. 

Mi sono così lasciata alle spalle quella mattinata e mi sono concentrata sul presente: nuove conquiste ci attendono, nuove scoperte e avventure, in un percorso tracciato dai più piccoli, e in cui i grandi sono accompagnatori fiduciosi.

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