Pianificare e sostenersi in una vita nomade

Tra due giorni sarà per noi una ricorrenza importante: saranno passati dieci mesi, circa 300 giorni, da quando abbiamo smesso di dormire in una casa dalle mura di mattoni e abbiamo iniziato la nostra avventura da nomadi su quattro ruote.

Se penso a come ci immaginavamo il nostro viaggio prima di partire e di come tutto si sia trasformato nel momento in cui il futuro che aspettavamo è diventato presente, sorrido.

Sorrido perché, al momento di immaginare il nostro percorso, avevamo programmato situazioni, rotte, e tempi che, una volta in viaggio, si sono stravolti quasi immediatamente. 

Certo, avremmo potuto rispettare la tabella di marcia, ma dal principio il nostro motto è stato quello di decidere il nostro viaggio passo dopo passo, nel momento stesso in cui lo stavamo vivendo.

Quando molte persone ci chiedevano le nostre tappe e ci sentivano rispondere così vagamente rimanevano spiazzate, pensando probabilmente che eravamo degli imprudenti e che vivevamo con la testa fra le nuvole.

Invece abbiamo deciso di fare esattamente il contrario: rimanere ben ancorati nel momento presente e non farci dirottare da schemi precostituiti e decisioni prese in precedenza, per un motivo preciso, di cui però l’utilità veniva smentita nel momento presente.

La vita ci dimostra spesso, come abbiamo potuto constatare da ciò che tutto il mondo sta vivendo in questo pazzo 2020, che non possiamo razionalmente controllare ciò che accade nella nostra vita.

Al contempo abbiamo il potere di scegliere come agire e reagire nel presente che ci accoglie in ogni istante, abbiamo la possibilità di scegliere come vivere con noi stessi e gli altri, per costruire la nostra vita nel modo che più ci appartiene e per come vogliamo che sia.

Il confine è sottile, ma ben delineato.

Mi sono soffermata spesso a guardare i surfisti che cavalcano le onde nelle stupende spiagge marocchine e portoghesi; non essendo una grande nuotatrice non mi sono mai avventurata a esplorare questo sport, ma lo trovo molto affascinante, e carico di significato.

Un surfista sta su una tavola, galleggiando su un’immensa distesa d’acqua in continuo movimento. Sarebbe pazzo a pensare di poter controllare il turbinio delle onde per alzarsi in piedi e cavalcare i cavalloni; così decide di ascoltare se stesso, il suo corpo, le sue sensazioni, e guidare i suoi movimenti per armonizzarsi con l’oceano e trovare l’equilibrio, aspettando il momento in cui tutto sia perfetto per lui.

Mi piace questa immagine come metafora di una vita vissuta nel presente.

Cosa ognuno di noi vuole fare nella sua vita?

Vivere nell’illusione di comandare l’oceano, o cominciare ad ascoltare se stess* per trovare l’equilibrio adatto a cavalcare le onde? E divertirsi e godere nel farlo?

Tempi intensi come questi portano con loro domande profonde e fanno nascere nella mente nuove possibilità.

Una di queste è sicuramente quella che abbiamo fatto noi, una vita nomade e slegata da luoghi fissi e routine ordinarie.

Molte persone sono sempre più curiose, e mi è capitato di ricevere mail e messaggi in cui mi si chiedevano informazioni e risposte su quali siano le modalità e  passaggi necessari per cominciare questa vita e portarla avanti. Come ci si mantiene, come ci si organizza? 

Ho così deciso di esplicitare alcuni pensieri sulla sostenibilità di una vita su quattro ruote. 

Il primo consiglio da cui voglio partire non è una risposta, ma si tratta di domande, quesiti che ognuno ha bisogno di porsi per trovare in sé le risposte, mai univoche ma tante quante sono le persone al mondo: cosa si vuole cambiare della propria vita? Quali sono gli aspetti che non vengono sentiti come propri nella quotidianità? Cosa si ama e quando ci si sente felici nel fare qualcosa?

Una pratica che mi ha aiutato tantissimo a trovare le mie personali risposte è stata quella di pensare e esplicitare il mio “progetto di vita”.

Se chiudiamo gli occhi e pensiamo a come vorremmo fosse la nostra vita come ce la immaginiamo? come e dove vivremmo? che tipo di istruzione avrebbero i nostri bambini? Come ci piacerebbe guadagnare i soldi che ci servono per campare? Cosa ci serve veramente per essere felici? Di quanti soldi abbiamo bisogno?

Senza alcun freno scriviamo, disegnamo, facciamo chiaro nella nostra mente cosa vogliamo nella nostra vita.

Una volta esplicitato chiaramente, sarà più facile cominciare a costruire concretamente un piano d’azione, e tutte le scelte che faremo in seguito andranno in una direzione precisa, costruendo un percorso che ci porta verso ciò che vogliamo realmente.

La seconda questione di cui vorrei parlare sono i tempi di realizzazione di un progetto: non c’è bisogno per forza di buttarsi da una cascata per arrivare alla pozza sottostante, si possono trovare percorsi più o meno graduali per capire se davvero la strada intrapresa è quella giusta per noi, a seconda anche delle possibilità di ciascuno. 

Quando abbiamo acquistato il nostro primo camper abbiamo speso 3500 euro, ci ha accompagnato per i nostri primi quattro anni di viaggi, e prima di lasciare la nostra casa abbiamo fatto parecchie esperienze di settimane o, al più, qualche mese; insomma, abbiamo aspettato di sentirci pronti per il passo successivo, e lì abbiamo agito, senza fretta. 

Ma come si fa a mantenersi in una vita nomade?

Ancora una volta, diffido dalle risposte preconfezionate, dai pacchetti tutto incluso, e credo fortemente che dipenda dal progetto di vita di ciascuno. Che lavori ci piace fare, in cosa ci si sente competenti che potremmo sfruttare come abilità lavorative? In che modalità ci sentiamo di scambiarle e utilizzarle? Noi personalmente siamo entrambi liberi professionisti e abbiamo scelto, molto prima di intraprendere la vita nomade, di operare in settori che ci permettessero di avere flessibilità e libertà di tempi. Io propongo nelle scuole primarie laboratori e seminari basati su pedagogie non direttive, e il mio compagno lavora come tecnico del suono (impiego che lo porta a lavorare da maggio a settembre quasi tutti i giorni, ma che lo lascia libero gli altri mesi dell’anno). Finora questo ci ha permesso di viaggiare due/tre mesi all’anno senza problemi. Ora che la nostra vita ci ha portato in Portogallo, e il covid ha stravolto tutto il sistema lavorativo, anche noi ci siamo ritrovati a modificare i nostri piani, e ci siamo improvvisati sfruttando le nostre capacità, rimanendo flessibili ai cambiamenti (Tomas sta lavorando come aiuto cuoco nel ristorante di un amico qui in Portogallo). 

Ogni percorso è diverso, e ogni persona, come detto prima, dovrebbe capire quali sono le competenze e i desideri lavorativi che vorrebbe intraprendere.

Proprio perché ogni persona è unica e diversa, se il sentimento che nasce è sincero, lo sperimentarsi e il mettersi alla prova, il documentarsi e il rimanere centrati, e la consapevolezza di se stessi e di ciò che si vuole, saranno dei fari che indicheranno il cammino più adatto per ciascuno.

LA VITA È BELLA PERCHÉ È TUTTA DA SCOPRIRE.

BUONA STRADA!

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