Un nuovo giro di giostra: arrivederci Nadja, arrivederci Odemira

È giunta l’ora per noi di andare, di lasciare, ancora una volta, un luogo che per noi è stato una casa per più di due mesi. Questa radura in mezzo ai boschi, vicino alla cittadina di Odemira, è stata tutto il nostro mondo durante il periodo della quarantena: qui abbiamo maturato la nostra volontà di essere comunità, l’abbiamo sperimentata, abbiamo creato situazioni e ambienti per persone grandi e piccole per compartire tempo, passioni e talenti, ci siamo sostenuti a vicenda nelle faccende e nei bisogni quotidiani, abbiamo ascoltato noi stessi e come ci sentivamo con ognuno degli altri compagni di viaggio, abbiamo scelto con quali persone vogliamo proseguire il nostro percorso e progetto di vita.

Questa terra, prima che noi arrivassimo, era casa di Nadja e della sua famiglia, la stessa Nadja con cui abbiamo scelto di non condividere la nostra futura dimora: aveva senso stare qui ancora per un tempo indefinito, aspettando di trovare un terreno adatto all’acquisto, aspettando che la stagione lavorativa finisse e avessimo le energie per trasferirci? Era corretto nei confronti di Nadja rimanere a occupare il suo spazio vitale ed emotivo quando non avevamo più intenzione di partecipare alla sua visione di comunità?

In una delle precedenti assemblee avevamo pattuito tutti insieme che saremmo rimasti sicuramente fino a settembre, vista l’imminente partenza di Jonny per la Francia, dove lo aspetta un cantiere di lavoro di tre mesi, e poiché Giorgio ha iniziato la stagione estiva da qualche giorno in un ristorante dell’Algarve, a cui forse Tomas si unirà dall’inizio di luglio; questo avrebbe voluto dire che la maggior parte degli altri sarebbe rimasta in un luogo in cui aveva già messo radici e con il quale aveva una certa familiarità, sul quale sapeva come muoversi e dove potersi avventurare. Ciò, però, avrebbe anche voluto dire far fronte a dinamiche emotive di cambiamento nei rapporti e nella convivenza con la nostra “padrona di casa”, accettare il carico mentale del dovere fare attenzione agli spostamenti di animali piccoli e grandi che circolano liberi tra caravane e camper, essere consapevoli che, pur essendo questo un piccolo paradiso, è isolato e non dà molte possibilità di scambio con altre persone, soprattutto per noi che siamo in tanti e abbiamo a disposizione pochi mezzi pratici con cui muoverci.

“Ce la possiamo fare” abbiamo pensato tutti, non avendo abbastanza spinta per avventurarci in altre zone del Portogallo, e ipotizzando che non sarebbe stato facile trovare un terreno in affitto per tre camper e una roulotte su cui stabilirci e vivere comodamente per i prossimi mesi. 

Succede spesso tuttavia che quando non si ascolta l’energia che sta scorrendo intorno a te, questa si fa sentire più forte.

Una mattina Jonny e Ines trovano la loro tanica dell’acqua da mille litri completamente vuota: il rubinetto era stato rotto da uno dei cavalli che cercavano acqua per bere. 

E se fosse successo quando Jonny era già partito? Mille litri di acqua non si recuperano facilmente qui durante l’estate. Davvero volevamo stare qui ancora per molto? 

Questo piccolo ma significativo avvenimento ha riportato a galla tutti i dubbi e le incertezze legate alla nostra permanenza qui, dandoci la spinta necessaria a valutare altre possibilità.

“Abbiamo bisogno di cambiare aria” è diventato il nostro sentire comune, dopo un lungo confronto, e così ci siamo lanciati alla ricerca di una nuova casa… che non si è fatta attendere troppo! Tra una decina di giorni ci sposteremo in un terreno dell’Algarve, a una ventina di minuti dal mare e vicino a vivaci cittadine: il nostro cuore si è illuminato sentendo parlare di biblioteche, parchi, persone da incontrare e nuove esperienze da vivere, pur avendo trovato una base in mezzo alla natura, come piace a noi tutti.

È stato liberatorio parlare con Nadja e capire che nel suo cuore grande non avrebbe mai contemplato l’idea di mandarci via, ma al contempo anche lei sentiva che il nostro tempo insieme volgeva al termine, e che era giunto il momento di salutarci, per iniziare consensualmente un’amicizia a maggiore distanza.

La nostra ultima assemblea insieme si è conclusa con abbracci, sorrisi e qualche lacrima di commozione.

E come se i bambini già fossero a conoscenza di tutto, nel pomeriggio dello stesso giorno invitano tutti a uno spettacolo unico, ideato e messo in scena dalla compagnia teatrale di cui sono i protagonisti, alla quale hanno dato il nome di “Soffia il vento”.

Fischia il vento e infuria la bufera, scarpe rotte eppur bisogna andar, a conquistare la rossa primavera, dove sorge il sol dell’avvenir cantano i bambini nel loro cavallo di battaglia, tra spettacoli di magia, acrobazie e balletti sfrenati.

Tutti insieme, per l’ultima volta, con sorrisi enormi sulle labbra, i bambini godono di questo momento di gioia e divertimento, facendoci commuovere e ridere a crepapelle.

Un grande inchino, mano nella mano, segna la fine del loro spettacolo, simbolico della fine di questa stupenda avventura vissuta insieme.

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