Auto-determiniamoci, e Portogallo sia

Ieri Federico ha compiuto sette anni.

È stata una giornata emozionante per lui: caccie al tesoro, un’esplorazione nel bosco fino a una stupenda installazione di sculture colorate e surreali, gli spiedini di pane cotti sul fuoco, il momento della torta, delle candeline, circondato da amici piccoli e grandi. Nel qui ed ora una giornata felice per tutti.

In questo momento complesso c’è tuttavia un altrove che bussa alla porta, che ci porta a pensare a coloro che sono lontani, alla situazione di persone care e di tante altre sconosciute che stanno vivendo una storia  che la nostra generazione ha finora sentito raccontare solo nei film di fantascienza, alla grande confusione di notizie che ogni giorno si leggono su morte e paura, eroismo e speranza.

Ci siamo ritrovati più di una volta a chiederci con costernazione se tutto questo fosse davvero reale, se stesse accadendo davvero.

Cosa sta accadendo davvero? Cosa c’è di vero e di falso delle mille notizie contradditorie che vomitano i vari canali di informazione, senza alcuna coerenza? Quanto si riesce a pensare lucidamente in uno stato di confusione, o ancor più di panico?

La gente muore, la gente è chiusa in casa, la gente insulta dai balconi le persone che sono in strada, la gente aiuta come può chi gli è vicino, la gente cerca in tutti i modi di non abbandonare la speranza e la luce dopo più di quindici giorni di quarantena.

Davvero ha senso tutto questo? Davvero doveva andare così? Davvero non si poteva reagire in modo diverso? Non era possibile evitarlo?

Ogni persona ha una voce, un’opinione, una storia, un mondo che interpreta a suo modo. Qual è la verità? Ci è possibile scoprirla? Non ne sono sicura.

Credo che però noi abbiamo il potere di cambiare le cose, attraverso il nostro modo di affrontare questo momento unico di cambiamento epocale. 

È difficile tuttavia farlo se si continua a puntare l’attenzione al di fuori di sé stessi.

Cominciamo ad ascoltarci dentro, comprendiamo ciò che ci fa stare bene: sentirsi legati affettivamente ad altre persone, prendersi cura di sé, mente e corpo, mangiare sano, dormire bene, ridere e giocare, fare ciò che ci piace: questo credo che possiamo provare a costruirlo dovunque.

Che utilità ha per noi leggere dieci articoli al giorno sul contagio, ascoltare il conto dei morti, assistere allo sfogo emotivo degli altri sui social network? Concentriamoci invece su ciò che ci fa stare bene, cuciniamo una torta, facciamo un disegno, scriviamo un diario, dedichiamoci ai nostri hobby e ai nostri sentimenti, ai progetti futuri e ricordiamo a noi stessi quali sono i cardini della nostra vita.

Piangiamo e sfoghiamoci se ne abbiamo bisogno, e poi torniamo alla vita, perché lei ci chiama, come la morte, due facce della stessa medaglia; ma finché siamo vivi, viviamo.

Questo sarà il nostro impegno nell’imminente futuro .

Ora più che mai il futuro è un’incertezza, per noi come per tantissimi altri.

Dalla mezzanotte di ieri qui in Portogallo hanno emanato un’ordinanza ministeriale che vieta qualsiasi tipo di campeggio in sosta libera e dichiara la chiusura di tutti i campeggi nazionali, obbligando i viaggiatori che non hanno una residenza portoghese ad abbandonare il paese. 

Mettersi in viaggio ora per attraversare Spagna e Francia significherebbe per noi andare incontro a blocchi stradali, precarietà, stress e l’incertezza di riuscire ad arrivare in Italia. E una volta lì cosa faremmo avendo come casa il nostro camper? Non vogliamo rinunciare alla nostra scelta di vita, finché sarà possibile.

E ancora una volta, come per informarci che le nostre scelte ci stanno portando sulla strada giusta, il nodo si è sciolto, il dubbio non sussiste. Gli amici che siamo venuti a trovare in Portogallo stanno firmando in questi giorni le carte per avere il via libera sul terreno che hanno deciso di acquistare e ci hanno proposto di vivere insieme questi mesi impegnativi: “La union hace la fuerza” dice Jonny.

Un pezzo di campagna dell’Algarve sarà per noi un rifugio nei prossimi mesi, dal quale non potremo muoverci, ma dove sperimenteremo una vita comunitaria, nove adulti e otto bambini, sostenendoci e impegnandoci, giocando e imparando, e cercando di vivere più serenamente possibile.

Pronti o non pronti il momento è ora, e noi abbiamo scelto di non arrenderci agli eventi, ma autodeterminare la nostra vita.

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