Algarve: il Portogallo che potrebbe essere

Il caso non esiste.

Non l’ho sempre pensata così; ma più tolgo ciò che è superfluo nella mia vita, e mi concentro sulla strada che voglio percorrere, più mi accorgo che tutto quello che mi accade ha un senso e un perché.

Da quando abbiamo cominciato i nostri viaggi in camper, prima in tre e poi in quattro (senza contare la nostra cara Vicky), tutto ciò che ci è successo, dai luoghi frequentati alle persone incontrate, ci ha portato messaggi, che ci indicavano delle possibilità, delle visioni, degli insegnamenti; sicuramente non tutti sono stati colti, visti, ascoltati, ma quelli che sono arrivati al cuore sono in parte la ragione del nostro arrivo in Portogallo.

La prima volta che mi sono ritrovata a pensare che avrei potuto vivere per sempre nel posto in cui mi trovavo e con le persone con cui ero , da quando sono diventata mamma, accadde l’anno scorso, in Spagna, a Capo de Gata su una bellissima spiaggia, insieme a tre famiglie fantastiche; in quei momenti ho capito che quello che volevo intensamente per me e la mia piccola famiglia, era una grande tribù di persone piccole e grandi, con cui condividere la visione di una vita fatta di relazioni autentiche. Ci eravamo conosciute dopo essere stati sfrattati dalla Guardia civil da una spiaggia in cui tutti e quattro eravamo accampate con i rispettivi furgoni, e ci siamo ritrovati in un piccolo paesino di pescatori poco lontano, “per caso”.

È sempre magico vedere come “il caso” attragga una con l’altra persone che stanno vivendo le stesse situazioni, gli stessi dubbi, le stesse storie. Dopo che ci siamo salutate per prendere ognuna la sua strada, sapevo che saremmo rimasti legati, e sento che lo siamo ancora: è il motivo per cui abbiamo sfidato il traffico del centro di Marsiglia, per cui abbiamo deciso di passare il Natale a Capo da Gata, ed ora che ci ha fatto fermare proprio a Lagos, sulla costa meridionale della regione portoghese dell’Algarve.

Qui una di quelle famiglie sta cercando di inseguire il suo sogno, uno spazio in cui creare e costruire la vita che vuole. Ines e Jonny, con Nina, Mailo, Ona e la piccola June, nata qualche settimana fa con un emozionante parto in casa, hanno firmato da pochi giorni i documenti per acquistare un grande terreno nella verde campagna poco lontano dalla costa.

In un momento per noi di esplorazione e di grande ricezione alle varie possibilità, l’assaporare il coraggio e la forza che stanno mettendo nel portare avanti le loro scelte è un importante esempio, il poter essere loro di supporto ci fa un enorme piacere.

Entrati in Portogallo un nuovo capitolo del nostro libro è iniziato: non più esploratori spensierati nelle terre marocchine, neanche selvatici assaporatori del qui ed ora come sulle spiagge andaluse. Siamo venuti in Portogallo per conoscere questa terra di confine tra il continente e l’oceano, per cercare di capire cosa potrebbe essere per noi e cosa potrebbe offrirci in un prossimo futuro, se potrebbe essere il luogo in cui anche la nostra visione possa trasformarsi in realtà.

Lagos è piena di vitalità. Insieme al resto dell’Algarve è ormai da anni polo di attrazione di persone da tutta Europa in cerca di una vita fuori dagli schemi del mondo moderno, e mentre i Portoghesi decidono di emigrare per trovare situazioni di vita più stabili, questa parte del Portogallo si riempie di nuova linfa cosmopolita, che ritorna a coltivare la terra, si mischia e contamina la cultura autoctona.

Sarà stato un caso?

Nelle nostre teste io e Tomas eravamo consapevoli del fatto che, se pur con leggerezza e senza nessuna pressione, una volta arrivati in Portogallo avremmo ricercato possibilità di una nuova vita per noi e per Fede e Pietro, avremmo guardato ciò che ci offriva il luogo con uno sguardo interessato e desideroso di scoprire se ci fosse un’affinità tra noi e questo luogo che, per quanto bellissimo, avremmo avuto bisogno di conoscere più a fondo per scoprirne l’anima.

Come per magia, o meglio, per caso, davanti a noi si sono presentati dei momenti di vita preziosi per dare delle risposte ai nostri quesiti.

Ci sono possibilità di offrire ai nostri figli esperienze educative e di apprendimento significative?

A parte la notizia, che abbiamo appreso con gioia, dei molti progetti basati sulla pedagogia Waldorf, sulla comunicazione empatica non violenta, e di sperimentazione, che ci sono sul territorio, dal giorno che siamo qui siamo continuamente testimoni di come l’apprendimento sia parte della vita quotidiana per i nostri cuccioli, che se accompagnato può essere esplicitato in momenti di valore.

Abbiamo passato qualche giorno, insieme a una piccola tribù di famiglie in camper, in un tranquillo boschetto fuori Lagos, vicino al piccolo paese Barrao de San Jao, zona ricca di quarzo, che si trova abbondante nelle pietre che si possono facilmente trovare per terra in mezzo agli alberi. Giusto in Marocco Federico aveva iniziato a interessarsi ai minerali da quando, a Chefchaouen, avevamo visitato delle botteghe che vendevano pietre e cristalli trovati vicino al deserto, e avevamo acquistato un piccolo campionario di minerali con i rispettivi nomi, per poterli riconoscere. 

Il gruppetto di bimbi e bimbe, non appena scoperto il luccicante materiale nascosto nelle rocce, si è organizzato in postazioni di lavoro e ha creato in completa autonomia un laboratorio di estrazione del quarzo: nei due giorni successivi, il lavoro di paleontologi è stato la loro maggiore occupazione, andando a cercare massi, martellando con attrezzi e lavorando con grande concentrazione, e allestendo esposizione dei ritrovamenti fatti (con relativi prezzi per la vendita). Era l’occasione giusta per proporre un piccolo laboratorio sulla creazione di un cristallo di sale, a cui tutti hanno partecipato con entusiasmo, e avendo con ciò mostrato ai lavoratori e alle lavoratrici il processo attraverso il quale i cristalli si formano questi sassi splendenti. Rimango sempre meravigliata nel constatare quanto i bambini siano autonomi e competenti, e quanto apprendano nel momento in cui la motivazione intrinseca entra in gioco. 

La grande pace del luogo mi ha ispirato un piccolo lavoro a maglia, così mi sono messa sotto un albero a lavorare con i ferri; i bambini incuriositi hanno chiesto di provare quella magia di incastri e tessuti, ma una volta provato hanno capito che non era cosi facile come sembrava: la motivazione ha selezionato i bambini che erano realmente interessati, rimanendo in tre femmine a tentare di mettere la maglia sul ferro, impresa tutt’altro che semplice come base di partenza. Nina, propone così di realizzare un intreccio più facile, utilizzando le dita invece dei ferri, per creare una catena colorata; siamo state tutte d’accordo, così la settenne Nina è diventata la conduttrice del corso e ci ha insegnato egregiamente la sua arte, tanto che dopo un’oretta di lavoro avevamo tutte creato una lunga collana, che anche nei giorni successivi ci mostravamo a vicenda con grande orgoglio.

Tutte le persone, piccole e grandi, sono portatrici di arti e mestieri, se siamo disposti a credere in loro e dar loro fiducia, con umiltà.

Dopo aver salutato il bosco siamo tornati sulla spiaggia di Lagos, dove la curiosità dei bambini ha creato altri due scenari di apprendimento. L’interesse nello scoprire la vita delle pimelie, i piccoli lepidotteri che vivono nella sabbia marina, ha portato i bambini a voler riprodurre in una scatola di latta, bassa e spaziosa, l’habitat di questi insetti, per poi osservarli con maggiore facilità, provando a offrire loro dei semi, isolando gli esemplari più piccoli dai più grandi, e ponendosi domande sui frequenti litigi che scoppiavano tra gli animaletti. Sono stati tutti d’accordo nel liberarli dopo qualche tempo, e lasciarli scorrazzare nel loro vero ambiente, dopo che varie ipotesi sono state discusse, alcune smentite e altre confermate.

Le lezioni di robotica sono state invece un’idea del tecnico Tomas, che all’ennesima richiesta di Mailo e Federico di dare loro qualche oggetto da smontare ha proposto di smontare insieme a lui un oggetto elettronico per capire come funziona: un piccolo drone, regalo di zia Paola che purtroppo non siamo mai riusciti a far volare, è stato sacrificato per permettere ai bambini di scoprire i collegamenti tra batterie, cavi, eliche e la magia dell’elettricità. 

Ogni giorno nuovi stimoli portano i piccoli esploratori e le piccole esploratrici a indagare per approfondire ipotesi e trovare risposte alle loro domande per capire il mondo che li circonda; gli adulti non possono che accompagnarli offrendo loro strumenti, appoggio e fiducia.

Una gita al museo della scienza di Lagos, un giro in bici nelle campagne verdi dove molte persone decidono di vivere nella semplicità in caravane, roulotte e yurte, le giornate passate sulle selvagge spiagge della costa oceanica stanno creando nella nostra testa nuove visioni per il nostro futuro, e soprattutto le tante belle persone incontrate.

Ed ora eccoci, il caso ha voluto che ci trovassimo qui, lontano dalla nostra terra natale, ad affrontare una situazione che in questo momento sta accomunando tutto il mondo, il viaggio di un essere impercettibile come lo è un virus ci sta mostrando quanto sia un’illusione il pensiero del controllo sulla realtà che viviamo, e dell’importanza di cogliere ogni giorno la bellezza del presente e di ciò che abbiamo.

La nostra quotidianità in realtà non è cambiata: su una spiaggia, con amici fidati, a darci supporto l’un l’altro.

Le incertezze aumentano, ma se si lascia andare il controllo, ci si accorge che la vita è questo, e il suo valore deriva anche dalla sua fragilità, di cui spesso ci dimentichiamo.

Noi staremo qui, continueremo a vivere, e poi chissà.

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