Marocco a prima vista

Lo abbiamo capito subito. 

Da quando siamo usciti dal porto di Tangeri, dopo una traversata di circa un’ora e mezza partendo dalla spagnola Algeciras, il nostro viaggio si è trasformato in qualcosa di diverso.

Per noi la costa iberica è ormai un territorio familiare e, pur visitando luoghi nuovi, l’atmosfera che si respira la conosciamo bene e la sentiamo vicina al nostro modo di vivere di sempre.

Il Marocco ci ha sorpreso subito e ci ha fatto capire che un confine netto era stato attraversato con quel traghetto, quello tra due continenti che, anche se così vicini l’uno all’altro, portano in loro differenze sostanziali.

Il Marocco è Africa. 

Ci si è così accesa la curiosità di esplorare e scoprire, incontrare e vivere questo luogo sconosciuto.

Io e Tomas abbiamo già avuto modo di addentrarci nel territorio africano, precisamente in Burkina Faso, una decina di anni fa, e molti ricordi mentali e sensoriali ci sono tornati alla memoria.

Pur essendo molto contaminato dalla vicinanza della penisola iberica, il Marocco ha nelle sue vene tutta l’identità africana, per come ce la ricordiamo e l’abbiamo vissuta nel precedente viaggio.

La grande cultura rurale che ancora lega la gente marocchina alla terra e agli animali ci è subito saltata agli occhi: pecore, mucche, cavalli e asini sono compagni onnipresenti per le strade, nei villaggi, sulla spiaggia, accanto all’autostrada, importante fonte di sostentamento e aiuto al lavoro per la maggior parte della popolazione. La vita nei campi assicura non solo cibo e autosostentamento, ma anche merce di compravendita nei mercati cittadini, i famosi souk, che nella maggior parte delle città affollano le strade delle medine e del centro con bancarelle ambulanti di frutta e verdura di ogni tipo, ma anche dolcetti, pesce, e cibi cucinati sul momento e pronti da gustare.

Ho intuito la sacralità della famiglia e delle relazioni ammirando spesso per strada donne di diverse generazioni camminare mano nella mano o lavorare insieme nei campi, notando gruppi di uomini bere del the fuori dal negozio di uno di loro, osservando la complicità e la collaborazione, spesso caotica, tra i pescatori ormeggiati sulla spiaggia improvvisati in un piccolo mercato del pesce.  

In questi ultimi sette giorni di vita ci siamo mossi parecchio rispetto ai nostri abituali ritmi: abbiamo già percorso circa 500 km, e fatto quattro soste sulla costa atlantica in prossimità di quattro città: Asilah, Moulay Bousselham, Rabat e El Jadida. Tutte molto diverse tra loro, ognuna ci ha regalato delle bellissime esperienze.

Asilah è stata la prima tappa dopo lo sbarco: ci siamo arrivati nel tardo pomeriggio, all’ora del tramonto, e siamo stati subito accolti dalla forza dell’oceano. 

L’oceano è molto diverso dal mare: la sua voce è un suono costante, un rombo che trasmette la sua potenza: le sue onde si moltiplicano per molte decine di metri, creando lingue bagnate, con l’acqua che arriva a malapena alle ginocchia, tra la sabbia e la profondità, larghe altrettanti metri; quando si cammina vicino a lui si sente nel naso l’umidità del vapore e le nuvole di gocce che il vento trasporta sulla terraferma, creando atmosfere ovattate e nebbie a volte molto fitte.

Ad Asilah ho conosciuto Abuakh. Era parcheggiato con la sua carrozza fucsia frangettata, trainata da un cavallino malandato, vicino al parcheggio in cui abbiamo passato la prima notte; aspettava che qualcuno gli chiedesse un passaggio nel centro città, distante un paio di chilometri. Dopo essermi avvicinata, abbiamo subito cominciato a scambiarci parole in una lingua inventata, creata dal miscuglio di francese, arabo, spagnolo e il linguaggio dei gesti: Abuakh mi ha insegnato a dire “vieni qui”, “piacere di conoscerti”, “salve” e “arrivederci” in lingua araba, mi ha raccontato della sua famiglia e della sua casa, ha chiesto dei miei figli e del mio compagno: nel momento dell’addio mi ha dato il suo numero di telefono invitandomi a chiamarlo per andare a casa sua la prossima volta che fossimo passati da quelle parti.

Ho avuto così un assaggio della grande accoglienza e cordialità che i marocchini hanno verso le persone europee, probabilmente accompagnate da un sentimento di ammirazione verso un immaginario della persona occidentale come di qualcuno da stimare e imitare. 

Un altro caratteristico atteggiamento che mi ha molto colpito è la grande amorevolezza e tolleranza che ho notato verso i nostri bambini, il riguardo e l’affetto che giovani e vecchi hanno nei confronti dei più piccoli, attraverso carezze, grandi sorrisi e attenzioni, anche nei souk più caotici.

A El Jadida abbiamo potuto sperimentare un altro comune comportamento usato verso camperisti, viaggiatori ed europei: l’esagerazione spropositata dei prezzi di ogni merce e il tentativo di venderci qualsiasi cosa. Confesso che in alcuni casi ci siamo anche rimasti male: quando sulla strada ci siamo fermati per acquistare del miele da un apicoltore locale e lo abbiamo pagato venti euro al chilo, ci è rimasto l’amaro in bocca: amaro in bocca perché non abbiamo avuto il coraggio di ritrattare la scelta dell’acquisto, amaro in bocca perché nel nostro quotidiano ci aspettiamo che un venditore ci proponga un prezzo equo per ciò che sta vendendo, e ci sentiamo presi in giro se reputiamo il prezzo sopra le nostre valutazioni. Siamo consapevoli che la trattativa e il contrattare sui prezzi è insito nella cultura di questo paese, e piano piano supereremo questa distanza per viverla più pacificamente.

A Moulay Bousselham abbiamo noleggiato una barca e Sahid, nostra guida e timoniere, ci ha portato nella laguna a osservare uccelli e raccogliere cappe e vongole.

A Rabat ci siamo persi nel nostro primo grande souk, nell’immensa medina della capitale.

Tante e tante immagini si susseguono davanti ai miei occhi in questo momento, esperienze ed emozioni che mi sono rimasti impressi nella mente, ancora difficili da interpretare e verbalizzare.

Il nostro tour del Marocco è appena iniziato, e molte cose abbiamo ancora da imparare su questo stupendo paese. 

1 pensiero su “Marocco a prima vista”

  1. Thank You Daniela .. for sharing your and your families Journey .. outer and inner .. through your beautiful and poetic words !

    With Best Wishes and Thoughts ! 🏖️🍀😍
    Anders

    Anders Sufi

    "Mi piace"

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