Fare il punto per ripartire

Ciò che state per leggere è già parte del passato.

Abbiamo detto arrivederci al parco Naturale di Capo de Gata già da qualche giorno, e questa per noi è la prima notte in Marocco, dopo brevi tappe alle terme naturali di Alhama de Granada e a Tarifa, dove abbiamo passato giornate ventose con amici cari. 

Sta iniziando un nuovo capitolo del nostro viaggio, ma è indispensabile per me raccogliere in uno scritto tutto quello che il passaggio dall’anno passato a quello attuale mi ha portato in questa stupenda avventura.

Il tema riguarda le relazioni, che hanno caratterizzato queste ultime settimane, tanto intense per me da riuscire a esternarle qui sul blog solo ora che le sento distanti.

Ho scritto le parole che seguono, nel mezzo della tempesta emotiva in cui mi trovavo, sul mio diario, cercando di ricavare il senso di ciò che stavo vivendo. Sono contenta di averlo trovato, e che ho ogni volta la conferma che la vita è un viaggio in cui tutti gli ostacoli arrivano per insegnarci qualcosa. 

Condividendole con voi, spero possano essere spunto di riflessione e confronto. Buona lettura.

Sono in cima a una scogliera.

Da qui vedo l’immenso mare davanti a me, le piccole baie che formano la spiaggia di El Monsul, alle mie spalle piccole montagne erbose cosparse di boschetti di agave, terra rossa e cespugli che le ricoprono come fossero funghetti appena spuntati.

Da qui, molto piccoli, vedo i nostri camper, il nostro e quello delle famiglie con cui ci muoviamo da qualche tempo. È liberatorio per me essere qui, sola, e vederli così minuscoli in questo territorio incontaminato.

Tutto è stato così intenso nelle ultime decadi.

È difficile essere centrati quando entrano nel proprio spazio vitale persone che si conoscono appena, verso cui si ha una grande spinta, e che nel contempo possono scombussolare l’equilibrio di relazioni quotidiane con i propri cari.

Siamo portati a volerci fare accettare dagli altri, per tutti è molto importante; siamo animali sociali, e avere un ruolo all’interno di una comunità ci regala fiducia e autostima. Quando questa comunità è incidentale e costruisce la base su cui si poggia dal nulla, senza parole ma solo attraverso la relazione continua, ciò che ne esce inizialmente è un turbinio di energie che si intrecciano, in cui ognuno mette sé stesso cercando al contempo di capire chi sono gli altri e che ruolo vogliono assumere.

C’è un confine quasi invisibile tra l’accoglienza e il lasciarsi travolgere, tra la condivisione e l’intrusione nello spazio altrui, tra l’essere estroversi e il cercare attenzioni. E il comprendere da che parte agiscono le persone intorno a noi e dove ognuno di noi si posiziona è parte della nostra sfera relazionale quotidiana.

In queste ultime feste mi sono sentita euforica, trascurata, entusiasta, affranta, felice, delusa, fiduciosa, minacciata, sensitiva, paranoica, sole e sola.

È difficile per me ritrovare me stessa e la mia forza in un contesto in cui sento rivalità, concorrenza. Spesso ne siamo invasi senza neanche rendercene conto.

Non mi sono mai piaciute le gare, preferisco la collaborazione, e lavoro perché anche nel modo di relazionarmi agli altri ci sia spazio per tutti. Non sento necessario mostrarmi agli altri, sforzandomi di esporre le mie capacità, per essere riconosciuta.

Uno dei miei alberi preferiti è senza dubbio la magnolia: per la maggior parte dell’anno è un comunissimo albero come tanti altri, con grandi foglie verde scuro; quando arriva per lei il momento che i tempi sono maturi e propensi a uno scopo, dal nulla, ancora spoglia dopo l’inverno, ecco che fiorisce con meravigliosi fiori che ricoprono la sua chioma per intero, quel tanto che basta per essere utile al naturale svolgersi degli eventi, per poi perderli e ricominciare con l’apparente normalità. Io sento la magnolia a me affine.

Ognuno di noi in tutte le piccole azioni quotidiane scrive il libro di ciò che è, della sua storia. È difficile allo stesso tempo leggere i libri degli altri, e molto spesso stare a guardare i disequilibri, a volte accompagnati da dispiaceri, che gli altri portano nelle nostre vite.

Ciò che ho capito in queste settimane folli è che sono state un grande dono: in mezzo al trambusto mi sono ritrovata a voler essere forte, a voler continuare per la mia via: a non volermi lasciare influenzare dagli atteggiamenti che non condivido, ma allo stesso tempo rispettandoli; a voler ascoltare e rispettare di più i miei bisogni come valori su cui si fonda la mia felicità, e che perciò sono sacri, e che ognuno ha i propri; a diffidare dal giudicare, poiché facendolo rinunciamo a guardare con gli occhi bene aperti chi ci sta davanti, e verso noi stessi rinunciamo ad amarci per ciò che siamo, comunque perfetti nelle nostre imperfezioni.

E in mezzo ancora, tanta bellezza.

1 pensiero su “Fare il punto per ripartire”

  1. Grazie Dani per condividere ciò che stai vivendo durante il tuo viaggio. ..é un piacere leggere le tue righe perché scrivi molto bene, ma soprattutto per me è cercare di capire la tua scelta di vita così alternativa in questo nostro vivere fatto di “cose” più che di relazioni e di emozioni. Ci vuole un gran coraggio , ma più passa il tempo più penso a voi come persone fortunate ad avere questa opportunità. Grazie e buona continuazione ! Un abbraccio

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