La visione di un apprendimento libero

Le occasioni in cui mi sono sentita porre la domanda “MA I TUOI FIGLI NON VANNO A SCUOLA O ALL’ASILO?” non posso già da tempo contarle sulle dita non di due, ma di dieci mani.

La maggior parte delle volte le persone che ci interrogano sul perché durante la settimana i nostri figli siano a razzolare di qua e di là insieme a noi, lo fanno ingenuamente, perché credono che il percorso obbligatorio che ogni bambino debba seguire quando arriva in età prescolare sia all’interno del circuito scolastico tradizionale, statale: scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria e, nel caso, università.

E invece no. Infatti l’articolo 30 della Costituzione italiana afferma che, sì, l’istruzione dei propri figli è un dovere a cui i genitori non possono sottrarsi, ma non obbliga questi ultimi a scegliere la scuola statale come unica istituzione a cui delegarla. I tutori di un minore possono decidere, comunicandolo formalmente, di nominarsi responsabili dell’istruzione, o scegliere persone terze a cui affidare il compito educativo.

Da quando nacque Federico, anzi da quando era ancora un fagiolino nella mia pancia e mi immaginavo come avrei voluto il suo percorso nei suoi primi anni di vita, sentii forte l’esigenza di documentarmi, di approfondire i temi del maternage e del funzionamento del bambino a livello emotivo, fisico e cognitivo, per capire quale sarebbe stato il modo migliore per accompagnarlo finché fosse diventato una persona indipendente.

Scoprii con gioia le ricerche scientifiche che palesano l’importanza dell’alto contatto, del portare in fascia e dell’allattamento prolungato come gli strumenti più naturali e istintivi che ogni donna abbia per crescere il suo cucciolo nei primi anni di vita. Li sentivo mezzi fondamentali per diventare la mamma che avrei voluto essere, e ho cercato di seguirli nel miglior modo possibile sia con il mio primo che con il mio secondo figlio.

Approfondendo poi i temi di educazione e apprendimento, e guardando anche ad altre possibilità di percorsi scolastici oltre a quelli statali, capii subito che volevo provare a seguire altre strade, e concretamente aprire uno spazio di dibattito nella mia valle sul tema educativo.

Fu così che, nel lontano aprile 2014, io e un’amica organizzammo la prima conferenza riguardante l’educazione libertaria in Valtellina con Giulio Spiazzi, fondatore della scuola libera Kether di Verona. Da quel giorno si aprì il mio percorso nel mondo dell’educazione “alternativa”, se così vogliamo definirla, anche se non mi piace parlarne con questo termine; preferisco parlare di educazione naturale, perché per me di questo si tratta. Pedagogie non direttive, comunicazione empatica, libertà nell’apprendimento, scuola come comunità allargata, il mondo come luogo di crescita e arricchimento, il contatto prolungato con la natura: questi e altri sono i paradigmi educativi che mi hanno accompagnato durante gli ultimi cinque anni in Valtellina, e che ho cercato di trasformare in una realtà concreta per noi e per tutti coloro che lo desideravano.

La visione che portavo nel cuore non si è concretizzata, al contempo si è trasformata, portandoci a una vita in cui la scuola è il mondo intero, ogni giorno è diverso e si imparano cose nuove; impossibile seguire programmi e schede; non fanno per noi.

Voglio però raccontarvi un aneddoto per farvi capire che, anche in questo caso, la consapevolezza e la pratica si conquistano poco alla volta.

Abbiamo un armadietto del nostro camper con libri e sussidi che alcuni amici ci hanno regalato, sapendo che Federico ha cominciato ad avvicinarsi al fantastico mondo delle parole scritte e all’apprendimento dei numeri. Li ho portati pensando che fossero per me un aiuto a trovare una linea coerente da seguire, e che potessero darmi utili strumenti.

Federico inizialmente quando li ha scoperti era felicissimo che anche lui avesse “i compiti da fare”, come i suoi amici. Ma, passato il momento di euforia e novità, per noi quegli stessi libri sono diventati delle catene, invece che delle ali con cui iniziare a volare. Federico ha cominciato a notare che aveva continuamente bisogno del mio aiuto per esercitarsi, valutare il suo lavoro, avere delucidazioni; percepiva le mie spiegazioni come delle verità a lui sconosciute su cui non aveva nessun riconoscimento, e questo lo ha molto frustrato, accantonando i vari libri di italiano e matematica.

Nei giorni seguenti ho pensato molto a come riprendere il filo del discorso, e non interrompere e fare cadere l’interesse sincero che ora è vivo in lui; oggi ho avuto l’ennesima dimostrazione che l’apprendimento migliore è lavorare su passioni e interessi, e che l’apprendimento avviene quando c’è una motivazione intrinseca che ti porta a impegnarti nel raggiungere un obiettivo. Vi spiego meglio.

Da quando siamo partiti avevo il progetto di disegnare una cartina dei paesi che attraverseremo e segnare la nostra rotta, e cercavo di ritagliarmi un momento da sola per concretizzarlo con calma. Oggi, arrivati sul mare dopo un viaggio che sentivo avermi reso un po’ nervosa, sono rimasta in camper e ho deciso di iniziarla. Dopo neanche cinque minuti ecco Fede e Pietro rientrare a curiosare tra i miei fogli: “Cosa stai facendo? Una mappa! Del nostro viaggio! Anche noi vogliamo farla!”.

Quello che avevo pensato come un momento di rilassamento solitario, è diventato un laboratorio di geografia, disegno, scienze, italiano, matematica, emozioni! Abbiamo ricalcato la mappa, segnato i confini, scritto i nomi degli stati e cercato le bandiere di ciascuno, disegnandole e colorandole; abbiamo tracciato il nostro percorso finora, rendendoci conto di quanta strada avevamo già percorso, e allo stesso tempo che la nostra Valtellina era sempre lì ben visibile. Abbiamo appeso le nostre mappe al muro, per aggiornarle e orientarci.

E’ stato fantastico, un insegnamento gigante per me nel capire che i migliori maestri non sono coloro che seguono ordinatamente le pagine del libro di testo e alla fine dell’anno arrivano alla fine, ma coloro i quali hanno l’apertura e l’amore di trasmettere la gioia della scoperta, della ricerca, della sperimentazione, e hanno fiducia nel fatto che i bambini hanno voglia di imparare e le capacità per farlo, se ne vengono rispettati i tempi e le attitudini.

Mi sono scrollata di dosso ancora un po’ di rigidità, e mi sento più pronta a tuffarmi nel fantastico mondo dell’apprendimento incidentale e libero!

3 pensieri su “La visione di un apprendimento libero”

  1. Buongiorno a tutti e complimenti, un bacio ai bimbi, mi auguro che la vostra scelta sia una scelta giusta, educativa e formativa, di sicuro sarà una esperienza indimenticabile, i bimbi non la dimenticheranno mai.
    È anche la nostra 😃 siamo in viaggio da un mese e mezzo, partiti dalla Sardegna, prime tappe in Valle d’Aosta ( Cogne, Courmayeur, ecc) poi dal Passo del Brennero abbiamo attraversato tutta la Francia verso sud e dopo aver percorso tutta la costa brava, visitando le città che ci ispiravano, oggi siamo vicino a Malaga. Anche noi abbiamo un bellissimo bambino di 7 anni, anche lui ovviamente fa homeschooling.

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